La svolta di Leone: una messicana alla guida della comunicazione vaticana

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sembrava una foto in bianco e nero, un’immagine quasi irreale in un’epoca dominata dai social media e dall’immagine liquida. In una chiesa dal sapore di muffa e spoglia, senza alcuna traccia di riscaldamento nel sud del Messico, Maria Montserrat Alvarado ha pianto durante la messa di Natale. Il sacerdote, giunto dopo aver percorso trenta chilometri a piedi con altre sette comunità ancora da visitare, non chiedeva nulla in cambio. Parlava dell’idolatria, di chi fosse realmente Gesù.

«Questa è la mia Chiesa – avrebbe poi raccontato ai propri genitori –, la Chiesa che mi regala molto più di quanto potrò mai sperare di ridare indietro». Quell’aneddoto, che sa più di cronaca che di agiografia, racconta forse meglio di mille comunicati ufficiali lo spirito con cui la nuova prefetto laica del Dicastero per la Comunicazione si appresta a rivoluzionare i piani alti del Vaticano.

Un fulmine a ciel sereno nella Curia romana

L’annuncio, arrivato il 2 giugno direttamente dal Bollettino della Sala stampa della Santa Sede, ha colto molti di sorpresa. Non tanto per la scelta di sostituire Paolo Ruffini – che dopo otto anni di mandato e qualche critica di troppo sul bilancio (si parlava di oltre quaranta milioni di euro annui a carico della Sede Apostolica) lascia il posto – quanto per il profilo della designata. Maria Montserrat Alvarado, 40 anni, messicana di nascita ma cittadina statunitense, è la prima donna non religiosa a essere nominata prefetto di un dicastero.

Se già sotto il pontificato di Francesco erano state affidate posizioni di vertice a religiose (come Suor Simona Brambilla o Suor Raffaella Petrini), mai prima d’ora una laica aveva ottenuto un incarico di tale peso esecutivo e autonomo, senza la supervisione di un cardinale.

Dal Becket Fund a EWTN, il curriculum di una conservatrice

Chi è dunque questa donna capace di attirare l’attenzione di Papa Leone? Laureata in scienze politiche e con un master in gestione politica, Alvarado ha costruito la propria carriera lontano dalle sacrestie romane. Dal 2009 al 2023 ha lavorato per il Becket Fund for Religious Liberty, un influente studio legale no-profit che ha spesso incrociato i ferri con l’amministrazione statunitense per difendere la libertà religiosa.

In seguito è passata al mondo dell’editoria, diventando presidente e direttore operativo di EWTN News, il colosso mediatico cattolico conservatore che trasmette in sette lingue. Ed è proprio quest’ultimo dettaglio – le sue posizioni chiaramente collocate nell’area più tradizionalista del cattolicesimo americano – a rendere la nomina politicamente interessante, oltre che storicamente rilevante. La comunicazione, insomma, torna in mano americana, ma con un’ottica molto diversa da quella che aveva ispirato la riforma di dieci anni fa.

Le sfide di un dicastero da 40 milioni di dollari

Alvarado subentrerà ufficialmente il primo novembre, dando il via a una transizione già pianificata con il suo predecessore. Il dicastero che andrà a dirigere non è un ufficio qualsiasi: istituito nel 2015 da Papa Francesco, sovrintende a un impero mediatico che include Vatican News, Radio Vaticana, l’Osservatore Romano e la Sala Stampa, con l’obiettivo – mai del tutto centrato secondo i detrattori – di snellire e rendere più efficace la macchina comunicativa della Santa Sede.

«Contare le anime, non i follower»: questa potrebbe essere la linea sottintesa dalla sua nomina. Lontana dalla logica dei like e dell’audience a tutti i costi, la nuova prefetto arriva con un bagaglio di esperienza pratica nella difesa dei valori religiosi e una visione che, a giudicare dalle sue prime dichiarazioni ufficiali, intende mettere Cristo al centro della narrazione, magari sacrificando quell’appeal mediatico tanto inseguito negli ultimi anni.

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