La nomina che spiazza il Vaticano: Maria Montserrat Alvarado prima prefetta laica. E la sua Ewtn era ostile a Francesco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Città del Vaticano. La notizia, rimbalzata ieri dal Bollettino della Santa Sede, ha l’effetto di un fulmine a ciel sereno, non tanto perché sancisce l’avvicendamento al vertice del Dicastero per la Comunicazione – dove Paolo Ruffini lascia dopo otto anni – quanto per il profilo, a dir poco sorprendente, della sua successore.

Maria Montserrat Alvarado, 40 anni da compiere a novembre, messicano-americana di nascita ma statunitense d’adozione, è infatti la prima donna laica a essere nominata prefetto di un dicastero vaticano, un ruolo che nella gerarchia della Curia romana equivale a quello di un ministro.

Se la scelta di un laico per un incarico così apicale non è più una novità assoluta – dopo tutto Ruffini stesso, giornalista, fu il primo a rompere quel tabù nel 2018 – lo è invece la combinazione di genere, estraneità agli stereotipi diplomatici interni e, dulcis in amarissimo, l’appartenenza della neoprefetta a un universo mediatico, quello di Ewtn News, che fino a pochissimo tempo fa rappresentava la spina nel fianco più agguerrita del pontificato precedente.

Una carriera forgiata nelle guerre culturali americane

La biografia ufficiale della neo-responsabile della comunicazione vaticana, che prenderà ufficialmente possesso della poltrona il prossimo 1° novembre, racconta di una professionista navigata. Laureata alla Florida International University e poi alla George Washington University, Alvarado ha trascorso quattordici anni – dal 2009 al 2023 – in ruoli dirigenziali presso il Becket Fund for Religious Liberty, un influente studio legale americano specializzato nella difesa della libertà religiosa di fronte alla Corte Suprema.

In quella veste, ha preso parte a battaglie legali di alto profilo, difendendo le posizioni delle Piccole Sorelle dei Poveri contro i mandati federali o tutelando i diritti di prigionieri musulmani. Da oltre due anni, tuttavia, Alvarado siede alla guida di Ewtn News, la divisione giornalistica dell’Eternal Word Television Network, l’impero mediatico cattolico fondato dalla religiosa clarissa Madre Angelica, che oggi produce contenuti in sette lingue e raggiunge milioni di fedeli in tutto il globo.

È proprio questa sua recente militanza a rendere la nomina una mossa che, se da un lato prosegue il percorso di laicizzazione dei vertici voluto da Papa Francesco, dall’altro ne stravolge completamente lo spirito in termini di linea editoriale.

Il paradosso di una scelta: continuità nei ruoli, rottura nei contenuti

Sul piano formale, la decisione di Leone XIV di affidare a una laica la guida di un "ministero" appare in perfetta continuità con l’impianto riformatore della costituzione apostolica *Praedicate Evangelium*, che spalancò le porte del governo centrale della Chiesa ai fedeli non ordinati. Suor Simona Brambilla e Suor Raffaella Petrini, entrambe nominate da Francesco, avevano già aperto la strada alle religiose, ma mai nessuna donna priva di voti aveva ottenuto un simile potere esecutivo. Tuttavia, la scelta della persona getta una luce diversa sull’operazione.

Alvarado arriva alla guida di un apparato che controlla l’Osservatore Romano, Radio Vaticana, i servizi fotografici e la Sala Stampa, dopo aver diretto una rete che, negli anni del pontificato di Francesco, non lesinò critiche feroci al Papa argentino. Lo stesso Bergoglio, nel 2021, fu categorico nel definire "opera del diavolo" la campagna di attacchi orchestrata da alcuni ambienti del network conservatore statunitense, quelli che vedevano in Francesco un sovversivo della dottrina.

La nuova prefetta, insomma, proviene da quel versante del cattolicesimo americano che tradizionalmente guardava con sospetto alle aperture di Bergoglio in materia di sinodalità o di accoglienza verso i divorziati risposati, e oggi si ritrova a sedere sulla scrivania che gestisce l’immagine del successore di quel Papa.

L’avvicendamento con Ruffini e il futuro del "Sistema Vaticano"

Quello che lascia il posto – Ruffini, che compirà 70 anni a ottobre – ha definito il passaggio di consegne come un gesto di "spirito di comunione", promettendo una transizione fluida nei prossimi mesi per non disperdere il patrimonio del Dicastero nato nel 2015 dalla riforma voluta da Bergoglio.

Ma al di là delle dichiarazioni di rito, il messaggio implicito del nuovo pontificato appare chiaro: se Francesco aveva cercato di arginare l’influenza dei media più tradizionalisti tentando di costruire una comunicazione "istituzionale" e a tratti difensiva, Leone XIV sceglie di portare il fuoco dentro le mura di cinta. Alvarado, che ha commentato l’incarico definendolo "inaspettato" ma accolto "con sincero desiderio di servire", è un’abitué delle battaglie culturali.

Il Wall Street Journal l’ha definita una combattente in prima linea nelle culture wars, capace di muoversi agilmente tra le quinte del potere giudiziario e le luci della ribalta mediatica di Fox News o della Cnn. La sfida che l’aspetta è titanica: professionalizzare una macchina burocratica che, secondo alcune ricostruzioni, arriverebbe a pesare sul bilancio vaticano per decine di milioni di euro annui, snellendone i costi e aumentandone la penetrazione digitale.

E farlo, particolare non trascurabile, portando una sensibilità editoriale che fino a ieri era considerata l’antitesi della linea di chi la precedeva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.