Petal, il cavo sottomarino di Meta che porta la fibra multicore nell'Atlantico
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Redazione Economia
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Meta ha annunciato Petal, un cavo sottomarino in fibra ottica che attraverserà l'Atlantico per circa 7.000 chilometri, collegando gli Stati Uniti alla Francia. Stando a quanto diffuso dall'azienda, l'infrastruttura dovrebbe entrare in funzione nel 2029 e garantire una capacità trasmissiva fino a un petabit al secondo, pari a 1 milione di gigabit al secondo: un dato che, secondo Meta, basterebbe a far ascoltare musica in streaming simultaneamente a tre quarti della popolazione mondiale.
La fibra multi-core e il ruolo di Nec
A progettare e realizzare l'opera sarà la giapponese Nec, mentre la produzione della fibra speciale sarà affidata a Sumitomo Electric. Petal sarà il primo sistema commerciale di cavo sottomarino a impiegare la tecnologia della fibra multi-core, ovvero filamenti che contengono più nuclei indipendenti all'interno dello stesso rivestimento.
Nello specifico, ogni fibra di Petal ospiterà due nuclei capaci di trasportare segnali ottici in direzioni opposte, per un totale di 96 nuclei distribuiti su 24 coppie di fibre: una configurazione che, secondo l'azienda, offre la stessa capacità di 48 coppie di fibre tradizionali senza un aumento proporzionale dei consumi energetici.
Perché la capacità raddoppia senza più cavi
Il vantaggio della fibra multi-core sta nella densità: un solo filamento, il cui diametro è di circa 125 micrometri, riesce a gestire un volume di traffico che con la tecnologia a singolo nucleo richiederebbe più fibre distinte. Lungo i 7.000 chilometri del percorso saranno necessari circa 100 ripetitori ottici per amplificare il segnale; quando i due nuclei arrivano al ripetitore, un'interfaccia ottica li separa su due condotti dedicati per poi ricongiungerli prima della prosecuzione.
Meta non è nuova a investimenti di questo tipo: Petal si affianca ai precedenti cavi transatlantici Marea, Amitie e Anjana, e una volta operativo offrirà una capacità superiore di oltre cinque volte rispetto a Marea.
La partita canadese per aggirare gli Stati Uniti
Sul fronte opposto dell'Atlantico, il progetto Leif Erikson punta a realizzare un collegamento diretto in fibra ottica tra Canada ed Europa, con un tracciato che dalla punta meridionale della Norvegia raggiungerebbe Happy Valley-Goose Bay, nella provincia di Terranova e Labrador, per poi proseguire via terra attraverso il Quebec fino a Montreal. L'infrastruttura sottomarina supererebbe i 4.500 chilometri e il costo stimato è di circa 620 milioni di dollari; la società norvegese promotrice è alla ricerca di un partner di maggioranza che assuma una partecipazione di controllo e sostenga il finanziamento dell'opera. L'obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali statunitensi, in una fase di rapporti tesi tra Ottawa e Washington.
I nodi irrisolti della filiera e i rischi climatici
Il quadro generale resta segnato da vincoli produttivi. Il Global Leaders Forum, associazione che riunisce 170 membri di 42 Paesi tra operatori di telecomunicazioni e fornitori di sistemi sottomarini, ha aggregato previsioni per oltre 200.000 chilometri di nuovi cavi richiesti dai carrier, segnalando che la capacità di produzione e di posa è limitata e che l'incertezza geopolitica e la complessità normativa rallentano i progetti.
A questo si aggiungono le criticità ambientali richiamate da Andrés Fígoli, direttore di Fígoli Consulting, in un'analisi pubblicata su Submarine Telecoms Forum Magazine: l'erosione costiera che espone i tratti finali dei cavi interrati, l'intensificarsi di tempeste extratropicali con venti superiori ai 100 chilometri orari e la necessità di rendere più resilienti le stazioni di approdo, anche sul piano dell'alimentazione energetica.
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