Il 25 aprile dei sindaci: a Pieve di Soligo il "cambio orario" che premia la partecipazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Pieve di Soligo, complice la decisione di spostare la cerimonia nel tardo pomeriggio di questo sabato, l’81° anniversario della Liberazione ha fatto registrare una partecipazione persino più massiccia di quella degli anni precedenti. È una lettura dei flussi che restituisce l’immagine di una cittadinanza, comprendente associazioni come Avis e Aido, studenti, amministratori locali e semplici cittadini, la quale ha risposto con entusiasmo all’appello delle autorità, quasi a voler dimostrare che il ricordo della Resistenza, se facilitato da orari compatibili con gli impegni quotidiani, riesce ancora a mobilitare le piazze. Lo stesso sindaco Stefano Soldan, presente nel capoluogo trevigiano insieme alle Forze dell’ordine e alla Filarmonica locale, ha voluto sottolineare l’importanza di questa scelta logistica, legandola direttamente a uno dei valori fondanti della Carta Costituzionale: il lavoro, concesso ai mercatali di svolgere la loro attività nella mattinata senza sovrapposizioni.

"Oggi – ha affermato Soldan nel suo intervento al Monumento ai Caduti – manca quel dialogo che i nostri Padri fondatori, reduci dall’immane tragedia della guerra, avevano saputo ricostruire". Una constatazione, quella del primo cittadino, che ha fatto da sfondo a un richiamo secco alla contemporaneità, quasi a suggerire che lo spirito del 25 aprile non possa ridursi a una mera commemorazione simbolica. Le sue parole hanno tracciato un parallelo esplicito tra il coraggio dei partigiani di 81 anni fa – uomini e donne che lottarono "contro il male oscuro" insieme a rappresentanze di Stati diversi – e l’obbligo morale delle generazioni attuali di "reagire all’obbrobrio" di una guerra che continua a imperversare in altri scenari globali. Se da un lato l’esempio dei giovani costituenti, capaci di scrivere una delle Costituzioni più belle del mondo a soli 26 anni, deve essere un faro, dall’altro Soldan ha ammesso una certa difficoltà nel raccontare ai ragazzi di oggi il perché dei conflitti attuali, in un’Europa che sembra aver smarrito la via della fraternità.

Casalmaggiore, la Resistenza non monolitica e la memoria che diventa mercato

Spostando lo sguardo verso la bassa Lombardia, la celebrazione a Casalmaggiore ha assunto i contorni di un corteo ormai consolidato, partito dalla Casa del Mutilato e snodatosi tra le bancarelle del mercato settimanale di piazza Garibaldi. Un incrocio, questo con la quotidianità del commercio, che è parso quasi una metafora vivente di quella "libertà concessa" nell’aprile del 1945. La cerimonia, che ha visto la partecipazione delle autorità civili, militari e religiose insieme alle associazioni combattentistiche, ha poi raggiunto la Casa di Riposo Busi: un passaggio simbolico non banale, lì dove alcuni ospiti – testimoni oculari di quei giorni – hanno potuto idealmente trasmettere il testimone alle nuove generazioni presenti.

Un aspetto peculiare della narrazione casalmaggorese è emerso nella definizione del fenomeno resistenziale, descritto dagli organizzatori come "non monolitico". Una formula, quest’ultima, che mira a restituire la complessità di una guerra civile e di liberazione dove, come sottolineato durante le commemorazioni, si combatté "per tutti", senza semplificazioni ideologiche. Dopo la messa in San Francesco in suffragio dei Caduti, il corteo ha voluto idealmente ricucire il filo della memoria collettiva, ricordando che il sacrificio di allora è la piattaforma su cui si regge la pace quotidiana di oggi, quella che si respira passeggiando tra le bancarelle o nelle strutture che ospitano i reduci.

Caluso e l’eccidio del ’44: la cura degli studenti per non dimenticare

Nel Calusiese, invece, il 25 aprile ha messo i riflettori su una pagina di cronaca nera locale particolarmente cruenta, affrontata però attraverso la lente della rigenerazione culturale e didattica. A Caluso, l’attenzione si è concentrata sull’eccidio avvenuto il 7 aprile 1944, un fatto che la città ha già scolpito in una lapide commemorativa situata in via Roma, lungo i muri del parco Spurgazzi. Il valore aggiunto di quest’anno, però, è arrivato dalla collaborazione con le scuole: gli studenti del liceo Piero Martinetti hanno infatti curato una mostra che ripercorre quelle tappe buie, dando vita a una nuova opera artistica destinata a integrare i segni della memoria già presenti sul territorio.

È un passaggio, questo, che trasforma la commemorazione in un atto attivo di rielaborazione. Se la lapide e la croce affissa nel primo dopoguerra al cimitero rappresentano il dolore statico e istituzionale, il lavoro degli studenti liceali restituisce dinamismo alla memoria, impedendo che l’eccidio diventi una mera data da timbrare sul calendario civico. L’iniziativa, patrocinata dall’amministrazione e dall’Anpi locale, dimostra come la Resistenza possa essere insegnata e riscoperta attraverso il linguaggio contemporaneo dell’arte, anche quando si maneggiano ferite profonde come quella di una strage nazifascista.

La cerimonia “simbolica” e il richiamo alla giustizia sociale della Cgil

Su scala nazionale, l’Italia si è attraversata di cortei e iniziative culturali, con la Cgil che ha partecipato attivamente ai fianco dell’Anpi e delle istituzioni democratiche. Un appuntamento, quello del 25 aprile 2026, che per i sindacalisti non ha riguardato solo la celebrazione della memoria storica in senso stretto, ma ha voluto interrogare il presente riaffermando il nesso profondo che lega la Resistenza ai concetti di Costituzione, lavoro e diritti. Una chiave di lettura che si distacca dalla mera retorica bellica per ancorarsi alle lotte sociali contemporanee, quasi a ribadire che l’antifascismo si difende anche difendendo le tutele dei lavoratori.

Non mancano, infine, le cerimonie a più alta densità emotiva legate ai luoghi del dolore, come quella che ha visto la deposizione di corone in ricordo dei caduti nelle varie piazze italiane. L’elemento che unisce tutte queste realtà – dalla grande città al piccolo borgo – è la volontà di evitare che l’anniversario diventi un rituale svuotato di significato. Che si tratti dell’eccidio di Caluso, del mercato di Casalmaggiore o del cambio d’orario a Pieve di Soligo, il filo rosso è sempre lo stesso: la ricerca di un contatto autentico tra il sacrificio del passato e la coscienza critica del presente, senza concessioni alla retorica vuota ma con un’attenzione costante ai linguaggi (e agli orari) delle nuove generazioni.

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