Truffa del Superbonus, inchiesta si allarga ma nessun coinvolgimento ebolitano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il Fisco si prepara a una stagione di controlli capillari che promette di coinvolgere migliaia di famiglie e condòmini, spesso impreparati di fronte alla complessità documentale generata dagli interventi, le inchieste giudiziarie continuano a disvelare il lato oscuro di una misura che, concepita per rilanciare l'edilizia, si è trasformata in occasione di illeciti. La Guardia di Finanza del comando provinciale di Caserta, su mandato della Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha infatti eseguito un sequestro preventivo d'urgenza per crediti d'imposta, giacenti sui cosiddetti cassetti fiscali, del valore di circa 39 milioni di euro. Da un esame degli atti, peraltro, non emerge alcun coinvolgimento di professionisti operanti nel territorio di Eboli, circostanza che era stata precedentemente indicata in modo impreciso, a dimostrazione di come il fenomeno delle frodi abbia assunto dimensioni nazionali e una geografia variegata.

Il caso degli imprenditori di Pescara

A confermare la pervasività del sistema fraudolento è l’inchiesta che vede coinvolti, a Pescara, gli imprenditori Fernando Di Paolo e suo figlio Alessandro. I due, originari di Tortoreto e titolari di quattro diverse società, rischiano il processo insieme ad altri due tecnici, Paolo Cerasoli e Giovanni De Lauretis, per una vicenda che ruota attorno agli incentivi per l'ecobonus e il superbonus. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal pm Gabriella De Lucia, contiene accuse gravissime, dall’evasione fiscale alla truffa aggravata ai danni dello Stato per diversi milioni di euro, fino al falso materiale e ideologico. Le società amministrate dalla coppia di imprenditori, nel frattempo, sono chiamate a rispondere di illecito amministrativo per aver violato, secondo l’accusa, le norme del decreto legislativo 231 in relazione ai reati contestati.

Lo scontro politico sulla "voragine"

Proprio mentre la magistratura porta avanti il suo lavoro, il dibattito politico sul Superbonus 110% è tutt’altro che sopito, anzi si riaccende con toni aspri. A gettare nuovo carburante sulla polemica è stato il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, il quale, definendo la misura “una voragine senza fine”, ha puntato il dito contro costi fuori controllo, frodi sistematiche e responsabilità politiche che, a suo dire, ricadono in larga parte sul Movimento 5 Stelle, principale promotore dell’incentivo durante il suo governo. Una presa di posizione netta che non ha tardato a sollevare una replica altrettanto decisa.

La replica dei pentastellati

A rispondere alle accuse del senatore balboni sono stati, infatti, i coordinatori del M5S in Emilia-Romagna, Marco Croatti e Gabriele Lanzi, assieme al coordinatore provinciale Paride Guidetti. Il tono della loro risposta, diffusa attraverso i canali del partito, non è stato conciliante, anzi hanno parlato di una “manipolazione sistematica dei fatti”, rigettando in toto la ricostruzione che addossa al loro movimento la paternità esclusiva di criticità e abusi. Uno scontro frontale, il loro, che evidenzia come la questione del Superbonus resti una ferita aperta nel panorama politico italiano, un capitolo sul quale le forze di maggioranza e opposizione continuano a dividersi aspramente, mentre le procure di mezza Italia scavano nelle pieghe di una normativa divenuta terreno di conquista per affaristi senza scrupoli.

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