Torre del Greco, il gip: per l'omicidio del poliziotto Scarpati «colpa elevatissima»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza del giudice, che ha convalidato l’arresto e disposto la custodia in carcere per Tommaso Severino, il ventottenne di Ercolano alla guida del Suv, definisce senza mezzi termini una condotta che ha portato alla morte dell’agente Aniello Scarpati, travolto insieme al collega durante un controllo. Quelle parole, «colpa elevatissima e disprezzo per la vita», contenute nell’ordinanza e rese pubbliche dalla Procura, non lasciano spazio a interpretazioni, descrivendo un atto di gravità inaudita. Il gip Riccardo Sena ha sottolineato come la guida del giovane, che procedeva a velocità altissima nonostante i ripetuti appelli dei passeggeri a bordo, alcuni dei quali minorenni, costituisca l’elemento centrale di una tragedia annunciata.

Lo stato alterato e una fuga inutile

Alla base della dinamica, che il giudice non ha esitato a definire “scellerata”, vi è la consapevole decisione di mettersi al volante in uno stato palesemente alterato, accertato dalla presenza di alcol e cocaina, un mix che ha annullato qualsiasi percezione del pericolo e della responsabilità. La fuga del conducente, che ha tentato di sottrarsi alle conseguenze del proprio gesto abbandonando il luogo dell’impatto, aggiunge un ulteriore tassello di gravità al quadro, mostrando, secondo l’accusa, non solo incoscienza ma anche un tentativo di eludere le proprie colpe. Di fronte a tali elementi, lo stesso legale dell’uomo ha riferito di un colloquio con il magistrato caratterizzato dal pianto, sebbene il dolore personale non possa ovviamente cancellare il peso oggettivo dei fatti accertati.

L’ultimo saluto a un agente in servizio

Mentre la macchina della giustizia iniziava il suo corso, una folla commossa ha riempito la Chiesa evangelica ADI di Napoli per dare l’ultimo saluto ad Aniello Scarpati, assistente capo coordinatore della Polizia di Stato, la cui vita è stata stroncata nel corso di un servizio di routine, durante il quale garantiva, insieme all’agente Ciro Cozzolino, la sicurezza dei cittadini. La cerimonia funebre, svoltasi alla presenza di colleghi e rappresentanti delle istituzioni, ha segnato un momento di profondo raccoglimento, un addio collettivo a un uomo che ha perso la vita mentre svolgeva il proprio dovere, un dovere interrotto brutalmente da un evento imprevedibile e violento.

Il percorso giudiziario che attende l’indagato

La decisione del gip di confermare la custodia cautelare in carcere, respingendo al momento qualsiasi ipotesi di misure alternative, si fonda sulla valutazione di una condotta considerata così grave da non meritare, almeno in questa fase, alcun beneficio. L’impianto accusatorio, che poggia sulle contestazioni di omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso, delinea una responsabilità penale di notevole entità, che la giustizia è ora chiamata a definire nel merito. Il percorso processuale, che si aprirà, dovrà esaminare nel dettaglio ogni circostanza, da quella che portò il Suv a schiantarsi contro l’auto di servizio fino alle conseguenze immediate dell’impatto.

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