Napoli, l'ultimo abbraccio per il poliziotto Scarpati
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Redazione Interno
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Un silenzio carico di dolore, rotto solo dal singhiozzo straziante di una moglie e dei suoi figli, ha accompagnato l'ultimo saluto ad Aniello Scarpati, l'assistente capo coordinatore della Polizia di Stato stroncato nella notte tra venerdì e sabato mentre era in servizio a Torre del Greco. La bara, avvolta in un tricolore che appariva più pesante del solito, è stata accolta nella caserma “Nino Bixio” a Napoli, dove la camera ardente è stata allestita per permettere a colleghi, amici e a quanti hanno voluto esprimere la propria vicinanza alla famiglia di rendere omaggio a un uomo che, come molti hanno ricordato, rappresentava un esempio di dedizione. La moglie Eliana, con una disperazione che ha spezzato il cuore di chi era presente, si è avvicinata alla salma ripetendo «Ti amo, ti amo», mentre i figli Sharon, Daniel e Melissa, uniti in un abbraccio che cercava conforto, mostravano un dolore tanto giovane quanto immenso.
Un gesto che parla più di mille parole
Davanti alla chiesa evangelica di via Carafa all'Arenaccia, dove questa mattina si sono celebrati i funerali, la commozione ha raggiunto un picco struggente quando il capo della polizia Vittorio Pisani ha stretto a sé Daniel, il figlio diciannovenne di Scarpati. Quell'abbraccio, un gesto semplice eppure potentissimo, ha racchiuso tutto il senso di una tragedia che ha colpito non solo una famiglia, ma l'intera istituzione, restituendo il peso di una perdita che lascia un vuoto incolmabile. Alla cerimonia, che ha visto una partecipazione commossa e numerosa, era presente anche il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, giunto per rendere onore all'agente scomparso e per sostenere, con la sua presenza, i colleghi e i familiari nel momento del distacco più difficile.
La città si ferma per l'addio
Torre del Greco, la città dove Scarpati prestava servizio presso il locale commissariato, ha voluto proclamare il lutto cittadino in segno di partecipazione al lutto della famiglia e della Forza dell'Ordine, un tributo sentito per un uomo che ha sacrificato la propria vita nel compimento del suo dovere. La dinamica dell'incidente, che ha visto la volante su cui viaggiava insieme al collega Ciro Cozzolino essere travolta da un suv guidato a folle velocità, è al centro delle indagini della magistratura, le quali stanno accertando ogni dettaglio di quella che non appare come una semplice fatalità. L'automobile, infatti, era condotta da un ventottenne, Tommaso Severino, il quale, secondo le prime ricostruzioni, era alla guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, circostanze che aggravano notevolmente la posizione dell'indagato.
Le indagini e il percorso della giustizia
L'inchiesta, coordinata dalla procura di Napoli, procede per fare piena luce su quanto accaduto, concentrandosi sulle modalità che hanno portato allo scontro e sulle responsabilità individuali. Gli investigatori, ascoltando i testimoni e analizzando i dati tecnici, stanno ricostruendo i minuti precedenti l'impatto, un lavoro meticoloso volto a stabilire la verità processuale per un episodio che ha privato lo Stato di un suo servitore. Il collega che era in auto con Scarpati, seppur scosso dall'accaduto, ha fornito la sua versione dei fatti, contribuendo a delineare il quadro di quella che si configura sempre più come una tragedia annunciata, causata da comportamenti irresponsabili e gravissimi.




