La fragilità dei comuni italiani, tra progressi e un divario nord-sud che resiste
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Redazione Interno
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L’Istat, aggiornando al 2022 il suo Indice composito di Fragilità Comunale, fornisce una mappatura precisa, e purtroppo ancora drammaticamente disomogenea, delle vulnerabilità che segnano il territorio nazionale. Questo strumento di misurazione, il cui valore risiede proprio nell’approccio multidimensionale, non si limita a valutare i pericoli naturali o quelli legati all’azione dell’uomo, ma incrocia tali dati con le condizioni ambientali, le caratteristiche socio-demografiche e la solidità del tessuto economico-produttivo di ciascun comune. Ne emerge un ritratto che, se da un lato segnala un lieve miglioramento complessivo della situazione media, dall’altro conferma in modo inequivocabile una geografia delle criticità profondamente radicata.
Una frattura che non si sana
La lettura dei dati, infatti, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: il Mezzogiorno e le Isole restano le aree in cui si concentrano le situazioni di maggiore fragilità, perpetuando una frattura territoriale che sembra resistere a qualsiasi tentativo di riequilibrio. Questa divergenza strutturale, che si palesa in una molteplicità di indicatori, dalle performance economiche alla qualità dei servizi, dalla gestione del territorio al capitale umano, delinea due Italie la cui distanza, nonostante i progressi, rimane marcata. Alcuni di essi, per la verità, mostrano segnali di lento miglioramento, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga e il rischio di stagnazione è concreto.
I casi emblematici delle grandi città
La classifica dei comuni metropolitani più fragili offre un esempio lampante di questa disparità, con Palermo che guida, in negativo, la graduatoria. La capitale siciliana, secondo l’analisi dell’Istituto di statistica, presenta un quadro complessivo particolarmente critico, caratterizzato da un alto livello di inquinamento atmosferico e da una raccolta dei rifiuti insufficiente, a cui si sommano un basso livello di istruzione e di occupazione della popolazione, un territorio soggetto a un’eccessiva cementificazione e a rischi idrogeologici, oltre a un tessuto produttivo considerato scarso e di basso impatto economico. Un insieme di fattori che, combinandosi, ne fanno un caso studio della fragilità multidimensionale.
La situazione nei centri minori
Lo sguardo dell’indice, tuttavia, non si posa soltanto sulle grandi aree urbane ma scandaglia con uguale precisione la condizione dei centri minori, restituendo fotografie spesso contrastanti anche all’interno delle stesse regioni. Prendendo ad esempio la provincia di Viterbo, gli ultimi dati disponibili suscitano un cauto ottimismo, indicando per quel territorio un quadro non eccessivamente allarmante se confrontato con realtà ben più compromesse. Ciò non significa, è bene precisarlo, che non esistano criticità locali o margini di miglioramento, ma evidenzia come la fragilità sia un fenomeno complesso e variegato, che sfugge a generalizzazioni facili e richiede politiche mirate e differenziate, capaci di intervenire sulle specifiche debolezze di ogni area.




