Servizio sanitario, il divario Nord-Sud si misura con i minuti di attesa per le ambulanze

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I dati, che emergono con chiarezza dall’ultimo aggiornamento del Sistema nazionale di valutazione delle performance curato da Agenas, dipingono un quadro in cui i miglioramenti, seppur presenti in ambiti come gli screening e l’assistenza territoriale, vengono offuscati da criticità profonde e persistenti. Si calcola, ad esempio, che un paziente su cinque sia costretto ad attese superiori alle otto ore nei reparti di Pronto soccorso, un lasso di tempo che, oltre a rappresentare un disagio considerevole per l’individuo, finisce per compromettere l’efficacia stessa dell’intervento medico. Allo stesso modo, i tempi per gli interventi chirurgici programmati continuano a costituire un elemento di forte pressione per il sistema, evidenziando come la strada da percorrere verso un’erogazione uniforme dei servizi sia ancora lunga e irta di ostacoli.

L'emergenza territoriale: un'Italia a due velocità

È proprio sul territorio, tuttavia, che le differenze si fanno più marcate, quasi a tracciare una cartina di tornasole delle disuguaglianze che attraversano la penisola. Se in Umbria, per un’emergenza codificata come gialla o rossa, l’ambulanza impiega in media venti minuti per giungere sul posto – superando di poco, quindi, il limite dei diciotto minuti fissato dai Livelli essenziali di assistenza –, la situazione in Calabria assume connotati di vera e propria emergenza nell’emergenza. Nell’Asp di Vibo Valentia, stando alle rilevazioni riferite al 2024, si registra il dato peggiore a livello nazionale: trentacinque minuti di attesa medi, un tempo che appare quasi triplicato se paragonato ai dodici minuti necessari per un analogo servizio nella provincia di Trieste. Le altre aziende calabresi non se la passano molto meglio, con tempistiche che si attestano attorno ai trenta, trentuno minuti, confermando una tendenza che penalizza sistematicamente il Mezzogiorno.

Eccellenze e modelli da replicare

Non mancano, per fortuna, esempi virtuosi che dimostrano come un servizio efficiente sia un obiettivo concretamente perseguibile. La provincia di Teramo, per citarne uno, si distingue per l’eccellenza dei suoi servizi di assistenza domiciliare, un settore cruciale per alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire cure più vicine ai bisogni delle persone. Anche i Pronto soccorso di Perugia e Terni, stando sempre alla valutazione di Agenas, mostrano performance soddisfacenti, indicando che in alcune realtà la macchina dell’emergenza-urgenza riesce a funzionare con una certa fluidità. Si tratta di casi isolati, purtroppo, che non bastano a compensare un panorama generale nel quale quasi la metà delle aziende sanitarie supera la soglia dei venti minuti per l’invio di un mezzo di soccorso.

La fotografia di un sistema sotto stress

Quello che ne risulta è la fotografia di un sistema sanitario nazionale profondamente sotto stress, dove il diritto alla salute rischia di essere condizionato dalla semplice appartenenza geografica. La forbice tra Nord e Sud, con i suoi minuti che si accumuno in attese snervanti e potenzialmente pericolose, racconta di una disparità che va ben al di là dei numeri, toccando la sostanza stessa del patto di cittadinanza. I rapporti di valutazione, con la loro mole di indicatori, servono proprio a questo: a fornire una base oggettiva, sebbene spesso scomoda, su cui avviare una riflessione che non può più essere rimandata, mostrando senza veli dove le carenze strutturali e organizzative continuano a negare l’accesso a prestazioni tempestive.

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