Ospedali italiani, il divario Nord-Sud resiste nonostante i miglioramenti generali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dall’efficacia degli interventi cardiologici alla complessità della chirurgia oncologica, passando per la sicurezza dei parti, le performance del sistema ospedaliero italiano vengono periodicamente misurate, come avviene da trentadue anni, dal Programma nazionale esiti. L’edizione 2025, curata dall’Agenas e presentata al Ministero della Salute, restituisce un quadro composito, in cui al miglioramento complessivo della qualità delle cure si accompagna la persistenza di differenze geografiche tanto marcate da configurare, di fatto, due diversi modelli assistenziali. Se da un lato, infatti, gli indicatori registrano progressi significativi in alcune patologie tumorali, dall’altro la mappa delle eccellenze continua a disegnarsi in maniera preponderante sulle regioni del Centro-Nord, lasciando ampie zone del Mezzogiorno in una condizione di netto svantaggio. Una disparità che non si limita al classico confronto tra macro-aree, ma che si riproduce, in scala minore, anche all’interno delle stesse regioni, dove spesso si osserva un solco profondo tra i grandi poli urbani e le strutture che operano nei centri minori.

Le strutture al top e la geografia della qualità

Sono soltanto quindici gli ospedali che, valutati su almeno sei aree cliniche sulle otto monitorate, hanno conquistato un giudizio “alto” o “molto alto”. Di questi, soltanto due istituti – l’ospedale di Sivigliano, in Piemonte, e quello di Mestre, in Veneto – hanno ottenuto la valutazione massima in tutte le aree considerate, ergendosi a modelli di riferimento. Nell’ambito cardiocircolatorio, per il quale gli specialisti hanno adottato sette parametri di giudizio, le strutture che eccellono in ciascuno di essi si trovano soprattutto in Lombardia, sebbene il Lazio possa contare su due presidi d’eccellenza. Questo scenario, per molti versi positivo, svela però il rovescio della medaglia: intere regioni, come l’Abruzzo, anche per il 2024 non compaiono nell’elenco delle eccellenze nelle aree cliniche principali, un dato che ha spinto gli organismi di controllo a richiedere verifiche specifiche in almeno cinque strutture ospedaliere del territorio.

I progressi e le ombre nelle cure oncologiche

Il rapporto non si limita a fotografare le disuguaglianze, ma ne analizza anche le dinamiche, registrando miglioramenti inattesi in alcuni settori. Il trattamento del tumore al seno, ad esempio, mostra “un miglioramento incredibile degli esiti”, a testimonianza di come percorsi diagnostico-terapeutici ben organizzati e l’adozione di protocolli all’avanguardia possano produrre risultati tangibili per i pazienti. Tuttavia, lo stesso ottimismo non può essere esteso ad altre patologie tumorali, come quella del retto, per le quali i progressi appaiono meno marcati e le performance più discontinue. Questa variabilità, che dipende da una molteplicità di fattori che vanno dalla disponibilità di tecnologie all’organizzazione dei reparti, indica come il cammino verso un uniforme innalzamento degli standard di cura sia ancora lungo e richieda interventi mirati.

La sfida per un sistema sanitario più equo

I dati presentati, sebbene privi di facili trionfalismi, offrono quindi una base solida per riflettere sulle criticità strutturali della sanità italiana. La forbice tra Nord e Sud, unitamente al divario tra grandi ospedali cittadini e realtà periferiche, rappresenta una sfida che supera la semplice allocazione delle risorse economiche, toccando invece temi cruciali come la formazione del personale, l’ottimizzazione delle reti di cure e la capacità di attrarre specialisti nelle zone più disagiate. Senza un’azione coordinata che parta da queste evidenze, il rischio concreto è che il miglioramento generale, pur positivo, finisca per consolidare le disuguaglianze esistenti, anziché attenuarle, creando di fatto due diversi livelli di diritto alla salute all’interno dello stesso Paese.

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