L’onda nera della destra radicale sbarca a Gallarate, mentre Milano brucia
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Redazione Interno
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Mentre a Gallarate si chiudevano i battenti del Remigration Summit, incontro che ha riunito oltre 400 esponenti dell’ultradestra europea, a Milano la tensione sfociava in scontri tra manifestanti e polizia. Un corteo non autorizzato, partito da largo Cairoli, è degenerato in violenze dopo il tentativo di deviare verso via Boccaccio, bloccata dalle forze dell’ordine. Fumogeni, bombe carta e cariche con manganelli e idranti hanno trasformato il centro in un campo di battaglia, lasciando dietro di sé una scia di polemiche.
Elly Schlein, segretaria del Pd, ha bollato come «grave» il fatto che il governo italiano «dia sponda a raduni di questo tipo», riferendosi al vertice di Gallarate, dove sono stati ribaditi concetti che, a suo dire, «la Costituzione di questo Paese non accetta». La contro-manifestazione milanese, che ha registrato un’affluenza superiore alle attese, è stata presentata dalla leader democratica come una risposta netta alle tesi discriminatorie avanzate dall’estrema destra.
Intanto, la Lega prova a cavalcare l’onda del malcontento, cercando di intercettare il consenso attorno alle posizioni sovraniste emerse durante il summit. Ma è difficile ignorare le crepe che questi eventi aprono nel tessuto sociale, soprattutto quando le proteste si traducono in episodi di guerriglia urbana. Quello che resta, oltre alle immagini degli scontri, è una domanda: fino a che punto la politica istituzionale è disposta a dialogare con le frange più radicali?




