L’onda sovranista a Gallarate e gli scontri a Milano: il summit sulla remigrazione e la risposta della piazza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre a Gallarate, nel basso Varesotto, si aprivano le porte del Teatro Condominio per il controverso Remigration Summit, Milano diventava teatro di tensioni. L’evento, inizialmente previsto per le 14.30, era stato anticipato alle 9 del mattino, con una mail inviata all’alba ai partecipanti, che ne svelava finalmente la location dopo giorni di riserbo. Una mossa strategica, quella del cambio d’orario, per evitare problemi di ordine pubblico, considerando le polemiche sollevate dalle forze politiche e associative che da giorni chiedevano di bloccare l’incontro.

I circa 400 presenti, provenienti da diversi paesi ma uniti dall’adesione alle teorie della remigrazione – che prevedono il rimpatrio forzato degli immigrati – hanno riempito la sala senza che si verificassero gli incidenti temuti. «I temi trattati sono stati lontani da quei fantasmi estremisti agitati in queste ore», hanno fatto sapere gli organizzatori, respingendo le accuse di estremismo. A Gallarate, insomma, le cose sono scorse senza intoppi, mentre a Milano la situazione prendeva tutt’altra piega.

Già all’ora di pranzo, piazza Cadorna era blindata: transenne, agenti in tenuta antisommossa e veicoli blindati presidiavano l’area per impedire che un corteo di antagonisti raggiungesse la stazione e si dirigesse verso Gallarate. L’intenzione dei manifestanti era chiara: contestare il summit, considerato una vetrina delle frange più radicali della destra sovranista. Gli scontri, inevitabili, sono scoppiati quando un gruppo in abiti neri ha cercato di forzare i cordoni, lanciando bombe carta e provocando la risposta delle forze dell’ordine, che hanno respinto l’assalto.

Intanto, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ribadiva il principio della «libertà di idee», difendendo il diritto a riunirsi purché nel rispetto della legge. Una posizione che, se da un lato ha evitato il rischio di una censura preventiva, dall’altro non ha placato le proteste di chi vede in iniziative come il Remigration Summit una legittimazione di posizioni ai confini del razzismo

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