A Gallarate il flop del summit sull’"remigrazione", mentre a Milano scontri tra antagonisti e polizia
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Redazione Interno
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Mentre a Gallarate, nel teatro Condominio – spazio comunale scelto non a caso, dopo settimane di tentativi per trovare una sede – si svolgeva il controverso «Remigration Summit 2025», organizzato dalle forze ultranazionaliste europee, la piazza annunciata come trionfo si è rivelata un mezzo fiasco. Duecento partecipanti, contro i quattrocento previsti, hanno riempito una sala che, nonostante il battage mediatico paragonabile a quello di un lancio Apple, non è riuscita a diventare il palcoscenico sperato. Tra abiti firmati e piadine consumate al bar, l’evento è stato liquidato da molti come «uno show di parole», lontano dal concretizzarsi in una mobilitazione di massa.
A Milano, intanto, gli antagonisti – che si autodefiniscono «antifascisti» – hanno dato vita a un corteo partito da largo Cairoli, davanti al Castello Sforzesco, con l’obiettivo dichiarato di protestare contro il summit. Le previsioni di un migliaio di manifestanti si sono però scontrate con la realtà: poco più di quattrocentocinquanta persone, molte delle quali già note alle forze dell’ordine per precedenti attività nei centri sociali. L’intenzione iniziale era di raggiungere la stazione di Cadorna per prendere un treno diretto a Gallarate, ma la zona, blindata fin dall’ora di pranzo, ha reso impossibile l’avanzata. Doppie transenne, auto bloccate in viale Alemagna e blindati della polizia a presidiare via Boccaccio hanno trasformato la piazza in una fortezza, impedendo qualsiasi tentativo di avvicinamento ai binari.
Gli scontri, inevitabili, sono scoppiati quando un gruppo del cosiddetto «blocco nero» ha cercato di sfondare il cordone, lanciando bombe carta e provocando la risposta delle forze dell’ordine, che hanno respinto l’assalto senza esitazione. Nessun ferito grave, ma la tensione è rimasta alta per ore, con la polizia costretta a mantenere il controllo fino al disperdersi dei manifestanti.
Sul piano politico, mentre Fratelli d’Italia ha ribadito la propria condanna alle violenze, sottolineando la compattezza del governo, è arrivata anche la presa di distanza di Forza Italia. Alessandro Sorte, coordinatore regionale, ha criticato non solo il summit ma anche la partecipazione di esponenti della Lega, definendo «inaccettabili» certe posizioni. Un segnale che, seppur non destabilizzante per l’esecutivo, dimostra come il tema continui a dividere.




