Se a spiare sono gli amici
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Redazione Esteri
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L’anno è il 2026, eppure c’è ancora chi finge di scandalizzarsi nello scoprire che il Mossad, questa creatura tentacolare paziente e tecnologicamente inarrestabile, mette il naso negli affari dell’amico americano.
L’ultimo episodio, filtrato da una consueta combinazione di indiscrezioni stampa (New York Times e Nbc News in primis) e fughe di notizie da ambienti militari, riguarda un tentativo ben preciso: intercettare le conversazioni di Steve Witkoff, il super-negoziatore nominato dalla Casa Bianca per gestire i due fronti caldissimi di Gaza e Iran, insieme ad altri vertici dell’amministrazione Trump. L’obiettivo dichiarato da fonti anonime, nella prassi consolidata del giornalismo di intelligence, sarebbe quello di sbirciare le carte negoziali americane riguardo all’eterno braccio di ferro con Teheran.
Livello di guardia "critico" al Pentagono
Non c’è stata nessuna rottura plateale, sia ben chiaro. La risposta di Israele, filtrata attraverso i canali diplomatici, è stata la solita smentita secca: "Noi non spiamo gli Stati Uniti", ripetono come un mantra ufficiale che in molti definiscono surreale. Eppure, la Defense Intelligence Agency (Dia), l’apparato che gestisce l’attività informativa nell’ambito del comando militare Usa, ha recentemente diffuso un messaggio interno che alza la soglia di allerta riguardo a Tel Aviv.
Il livello è stato definito “critico”, il gradino più alto nella scala della minaccia di controspionaggio. Fonti qualificate hanno riferito alla Nbc che questa escalation non è affatto formale: deriva da una valutazione seria, supportata da documenti e carteggi interni, secondo cui Israele possieda oggi una capacità di raccolta dati (tra sorveglianza umana e tecnologica) talmente avanzata da rappresentare un problema, se non un pericolo concreto, persino per i tavoli del Pentagono.
Un rapporto complicato dalla guerra in Iran
Il paradosso, per chi mastica di relazioni internazionali, è che tutto questo accade mentre Washington e Gerusalemme sono militarmente più vicine che mai. Basti pensare alle operazioni coordinate contro obiettivi iraniani e alla presenza di ufficiali israeliani che lavorano fianco a fianco con i colleghi dello United States Central Command. L’intelligence condivisa è tanta, forse troppa.
Ma è proprio questa promiscuità operativa ad alimentare la psicosi: i vertici americani temono che il Mossad stia approfittando dei canali privilegiati per spingersi oltre, cercando di carpire non solo i movimenti del nemico, ma le carte reali della Casa Bianca. Un funzionario americano, in un’intervista citata dalla stampa internazionale, ha definito lo sforzo di raccolta israeliano come "sbrigliato" o "senza freni", un’aggressione informativa raramente riservata a un alleato così stretto.
Si parla di intercettazioni mirate non solo a Witkoff, ma anche ad altre figure come Elbridge Colby e i suoi più stretti collaboratori, veri e propri registi della politica mediorientale.
Telefonate private e vulnerabilità dei vertici
Quel che emerge dai dossier interni, come ha dettagliato il New York Times, è che parte della vulnerabilità di questi funzionari risiede nelle loro abitudini personali. Alcuni dei negoziatori, Witkoff tra questi, gestirebbero questioni di sicurezza nazionale attraverso linee telefoniche personali, viaggerebbero su jet privati e, in alcuni casi, rifiuterebbero la protezione o l’assistenza tecnica fornita dalle ambasciate americane all’estero. Una leggerezza operativa, se vogliamo, che li rende bersagli estremamente facili, sia per i servizi alleati che per quelli ostili.
Lo scandalo, se così vogliamo chiamarlo, non è tanto che Israele ascolti, ma che gli ascoltati, in qualche modo, abbiano lasciato la porta socchiusa. La vicenda arriva a ridosso di momenti di forte tensione diplomatica, comprese discussioni aspre sulla condotta della guerra in Libano, ma la decisione del Pentagono di innalzare la guardia sembra poggiare su episodi concreti risalenti addirittura al 2021 e al 2024, quando sarebbero stati scoperti tentativi di piazzare microspie negli stessi uffici della Dia o addirittura in auto del Secret Service.




