La mobilitazione degli artisti nel referendum sulla giustizia: da Carmen Consoli a Marisa Laurito, il fronte del no cerca il volto popolare

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Alla vigilia del voto, la campagna referendaria ha assunto i contorni di un palcoscenico mediatico dove il confine tra dibattito costituzionale e intrattenimento si è fatto progressivamente più sottile. A poche ore dall’apertura dei seggi per il referendum sulla riforma della giustizia, è il fronte del no – quello contrario alla legge voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio – a mobilitare il proprio “parco attori”, una schiera variegata di artisti, cantanti, registi e intellettuali che hanno deciso di metterci la faccia, spesso con toni che oscillano tra la solennità della difesa della Carta e una certa teatralità comunicativa. Se ogni appuntamento politico cerca la sua identità riconoscibile, la chiusura della campagna del no a Palermo, ospitata ai Cantieri culturali alla Zisa, ne ha rappresentato plasticamente lo spirito: un evento informale, fluido, variegato, costruito attorno alla società civile e a quella cultura che, in Sicilia, ha fatto dell’opposizione alla riforma un atto identitario. Non lontano da quel modello, ma con una visibilità ben più ampia, si è mossa anche la strategia nazionale delle opposizioni.

La strategia della “cantantessa” e l’appello alla Costituzione

Tra le voci più nitide emerse in queste settimane c’è quella di Carmen Consoli, che in un video pubblicato sui social ha rivendicato con forza la sua posizione, partendo da un presupposto che è anche un atto di disobbedienza intellettuale. “Io voto No – dice la cantante – perché credo nel lavoro sapiente dei nostri padri e delle nostre madri costituenti e della loro visione illuminata della democrazia e della giustizia”. Consoli, consapevole di varcare il confine che tradizionalmente separa l’artista dal cittadino militante, ha aggiunto una postilla ironica ma determinata: “Lo so, dovrei pensare solo a cantare, ammesso che io lo faccia bene… ma sono disobbediente e voglio scavalcare la separazione delle carriere”. La sua argomentazione, peraltro, si è appoggiata a un espediente retorico non secondario: ha citato le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa per sostenere le proprie ragioni, utilizzando un avversario politico come fonte di autorità per mettere in discussione la riforma. Un movimento che racconta bene la natura trasversale, o quantomeno ibrida, del fronte del no.

Il fronte dei contrari: da Barbero a Laurito, tra divulgazione e cabaret

Il ricorso ai volti noti non è certo una novità nella storia referendaria italiana, ma in questa tornata ha assunto una fisionomia particolare, dove alla serietà degli storici come Alessandro Barbero – che ha paragonato la riforma a un ritorno a logiche prefasciste di controllo della magistratura – si è affiancata la scelta di puntare su figure popolari della televisione. E qui il nome che ha catalizzato l’attenzione, e non poche ironie sui social, è stato quello di Marisa Laurito. La celebre attrice-cabarettista partenopea è diventata il volto più virale del no, lanciando appelli in cui invita a votare contro “per difendere con i denti la nostra Costituzione” e non risparmiando critiche dirette al governo. La sua presenza in trasmissioni come “Piazzapulita” ha fatto discutere: perché se da un lato è legittimo che un’artista esprima la propria opinione, dall’altro l’operazione comunicativa della sinistra – come osservato da più parti – ha rischiato di scivolare verso una semplificazione emotiva, affidandosi più alla suggestione della popolarità che al confronto tecnico sul merito della riforma.

Il peso degli intellettuali e la controffensiva del sì

A fare da contrappunto a questa mobilitazione c’è stato il tentativo, forse più timido, del fronte del sì di allestire un proprio parterre di testimonial. Se figure come Fausto Leali o l’ex calciatore Beppe Signori si sono esposti a favore della riforma, il mondo dello spettacolo è apparso complessivamente più sbilanciato verso il no, al punto che il conduttore Pierluigi Diaco ha denunciato un clima di conformismo, sostenendo che “in Italia se voti No diventi un testimonial, se voti Sì sei un lacchè”. Diaco, insieme ad altri pochi nomi, ha cercato di rompere quello che definisce un “circolino che conta”, mentre il comitato per il sì ha sondato anche personalità influenti come Fedez – un’operazione che finora non ha prodotto l’effetto sperato, visti anche i trascorsi politici del rapper. Nel frattempo, il fronte dei giuristi e degli ex magistrati si è diviso in modo netto: da un lato Antonio Di Pietro, che ha invitato a leggere l’articolo 111 della Costituzione per capire la necessità di separare le carriere; dall’altro penalisti come Franco Coppi, scesi in campo per il no.

La chiusura a Roma e Palermo: l’informale come cifra

L’ultimo scorcio di campagna ha visto convergere gli sforzi delle opposizioni in due eventi paralleli: a Roma, con la serata organizzata dal Fatto Quotidiano al teatro Italia, dove si sono alternate le voci di Nanni Moretti, Fiorella Mannoia ed Elio Germano – quest’ultimo apparso con un video che riprendeva un celebre sketch di Gigi Proietti, riducendo il messaggio a un “no” ripetuto ossessivamente. A Palermo, invece, i Cantieri della Zisa hanno ospitato una maratona che ha messo al centro la società civile, con interventi del mondo associativo e sindacale a sostegno della campagna referendaria. Il dato comune è stata la volontà di costruire un’identità alternativa a quella delle tradizionali piazze politiche, più fluida e meno gerarchica, anche se il confine tra approfondimento costituzionale e spettacolo si è rivelato spesso labile. Tra gli artisti schierati per il no figurano anche Alessandro Gassmann, Pif, Malika Ayane, Sonia Bergamasco e Monica Guerritore, tutti accomunati da un appello che definisce la riforma come un attentato all’indipendenza della magistratura.

Meta description: Artisti e intellettuali mobilitati per il referendum sulla giustizia: da Carmen Consoli a Marisa Laurito, il fronte del no tra appelli alla Costituzione e strategie comunicative.

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