Renzo Arbore racconta "La mia Napoli" al Trianon, sul palco con Marisa Laurito

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il racconto di una città, quando a farlo è Renzo Arbore, si trasforma inevitabilmente nell’affresco di un’esistenza intera, in un viaggio personale che si nutre di memorie musicali e di un affetto viscerale. Sarà proprio questo intreccio indissolubile tra l’uomo e i luoghi, di cui è cittadino onorario, il cuore dell’incontro "La mia Napoli", in programma giovedì 22 gennaio alle ore 18 al teatro Trianon Viviani, a ingresso libero previa prenotazione sul sito della struttura. Ad accompagnarlo in questa narrazione, fatta di aneddoti e di quella proverbiale ironia, ci sarà una compagna di viaggio d’eccezione: l’amica storica e direttrice artistica del teatro, Marisa Laurito.

Un dialogo che prende le mosse dal libro "Mettetevi comodi"

L’appuntamento, che si annuncia come un momento intimo e al tempo stesso brillante, trae spunto dal libro-intervista "Mettetevi Comodi", firmato dal giornalista Andrea Scarpa per l’editore Fuoriscena. Quel testo, piuttosto che costituire una semplice traccia, funge da punto di partenza per un dialogo vivo e affettuoso tra Arbore e la Laurito, un confronto che attraversa liberamente ricordi personali, passioni radicate e visioni culturali di uno degli artisti più trasversali del Novecento italiano. Ne emerge, senza forzature, il ritratto di una figura che ha sempre fatto della curiosità e dell’amore per la melodia la sua cifra distintiva.

L’amore per una città "fatta dal Padreterno"

“Le altre città sono state fatte dagli uomini, Napoli è stata fatta dal Padreterno”, ha dichiarato in più occasioni Arbore, citando con devozione laziale il golfo, le isole e la costa come elementi di una bellezza unica al mondo. Un giudizio, il suo, che non nasce da un campanilismo di facciata ma da un’esperienza diretta e globale: con la sua Orchestra Italiana, tra il 1991 e il 2001, portò infatti la musica italiana in giro per il pianeta, toccando la Cina, l’Australia e gli Stati Uniti in ben milleseicentoquaranta concerti. Quella comparazione, fatta senza presunzione, gli consente di affermare di non avere mai incontrato, in quel girovagare, uno spettacolo paesaggistico e umano paragonabile. Una storia d’amore, la sua, che è anche una continua storia di melodia, come ebbe a definirla.

Una vitalità artistica che non conosce pause

L’incontro al Trianon si inserisce in un momento di fervida attività per l’artista, la cui vitalità sembra non conoscere soste. Ospite in televisione di programmi dove non manca di parlare della sua città, lavora al ritorno in onda del suo storico “Meno siamo e meglio stiamo” e sta dedicando energie a un progetto autobiografico per la Rai, al quale ha donato un ingente archivio di video raccolti durante i suoi viaggi nei cinque continenti. Una carriera, la sua, segnata anche da episodi burrascosi, come quando – insieme a Boncompagni e Bracardi – fu sospeso dalla Rai per cinque anni, episodio che contribuisce a delineare il profilo di un autore sempre fuori dagli schemi. Tutto ciò che fa, del resto, sembra essere permeato da quello spirito napoletano che non è solo folklore, ma un modo di concepire l’esistenza, tra il musicale e l’esistenziale.

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