Stop del gas russo attraverso l'Ucraina, impatto sull'Europa
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Redazione Economia
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Il primo gennaio 2025 segna una data storica per il mercato energetico europeo: per la prima volta dal 1984, anno dell'entrata in servizio del gasdotto Urengoy–Pomary-Uzhhorod, il Vecchio Continente non riceverà più gas russo attraverso l'Ucraina. La decisione di Kiev di non rinnovare l'accordo di transito con Mosca, che permetteva il passaggio del gas naturale estratto nei giacimenti siberiani verso la Slovacchia, ha avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Il prezzo del gas, infatti, è salito a 50,48 euro al megawattora, registrando un rialzo del 3,3% ad Amsterdam, dove le quotazioni hanno raggiunto i massimi da ottobre 2023.
Il premier slovacco Robert Fico, noto per le sue posizioni favorevoli al Cremlino, ha criticato duramente la cessazione delle forniture di gas russo attraverso l'Ucraina, definendola una mossa che danneggerà l'Unione Europea piuttosto che Mosca. Secondo Fico, l'interruzione del flusso di gas avrà un "impatto drastico" sull'UE, che dovrà affrontare un aumento dei prezzi e una maggiore incertezza sulle forniture energetiche.
La rete Urengoy-Pomary-Uzhhorod, che trasportava circa il 5% del gas naturale destinato ai Paesi europei, rappresentava una delle principali vie di approvvigionamento per l'Europa. La fine dell'accordo di transito tra Kiev e Mosca ha quindi segnato la conclusione di un'era per il mercato energetico europeo, costringendo i Paesi dell'UE a cercare alternative per garantire la sicurezza energetica.
In Italia, la situazione è particolarmente critica. La mancata fornitura di gas russo da parte di Gazprom, annunciata da tempo, ha riportato alla memoria la crisi del gas degli anni scorsi. I prezzi sono tornati a salire, con l'indice TTF alla borsa di Amsterdam che ha raggiunto livelli mai visti da ottobre 2023.




