Cuba di nuovo al buio: terzo blackout in otto giorni, proteste e accuse agli Usa
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Redazione Esteri
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La rete elettrica cubana è nuovamente collassata, gettando nell'oscurità l'intera isola per la terza volta in appena otto giorni e alimentando un clima di crescente tensione sociale, con proteste scoppiate in diversi quartieri dell'Avana e accuse incrociate tra il governo locale e Washington. La nuova interruzione, che rappresenta il quinto blackout totale dall'inizio del 2026, ha interessato circa 9,6 milioni di persone, gettando ulteriore luce sulla fragilità di un sistema energetico ormai al collasso.
Il ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha cercato di arginare le polemiche attribuendo il cedimento a "un'oscillazione nei parametri del sistema" e a "un cambiamento brusco della frequenza" causato dall'improvvisa uscita di una centrale termoelettrica, escludendo categoricamente errori operativi.
Ripristino a rilento e priorità ai servizi essenziali
Nonostante la riconnessione formale del Sistema Elettroenergetico Nazionale, annunciata dalla Unión Eléctrica de Cuba e avvenuta alle 7:00 di mercoledì mattina, la normalità resta un miraggio per la maggior parte dei cubani. Le operazioni di ripristino procedono a rilento, con i tecnici impegnati a creare microsistemi locali alimentati da fonti alternative per fornire energia alle infrastrutture critiche come ospedali, acquedotti e impianti di telecomunicazione, mentre la capacità di generazione complessiva rimane drammaticamente insufficiente.
A titolo di esempio, dieci ore dopo il collasso, nella capitale L'Avana solo l'11,5% delle famiglie aveva visto tornare la luce, un dato che conferma quanto la ricostruzione formale della rete sia un processo distinto dal ripristino effettivo del servizio per le utenze domestiche.
La crisi infinita: tra embargo Usa e infrastrutture fatiscenti
Le cause profonde di questa crisi energetica senza precedenti affondano le radici in una combinazione letale di fattori, a partire dal severo embargo petrolifero imposto dall'amministrazione del presidente Donald Trump, che dal gennaio scorso ha interrotto le forniture di greggio da Venezuela e Messico, storici partner commerciali dell'isola.
Questa stretta, che di fatto ha ridotto al lumicino le riserve di carburante necessarie a far funzionare le obsolete centrali termoelettriche, si è sommata al deterioramento di infrastrutture energetiche che contano decenni di attività, rese ancora più vulnerabili dalla mancanza di pezzi di ricambio e dagli investimenti insufficienti. Lo stesso ministro De la O Levy ha descritto la situazione come una "guerra", sottolineando l'assenza pressoché totale di combustibile e la conseguente difficoltà di mantenere in funzione gli impianti esistenti.
Proteste e malcontento popolare a L'Avana
In questo contesto di disagi estremi, il malcontento della popolazione è esploso in nuove proteste spontanee nella capitale cubana, dove residenti di quartieri popolari come San Isidro, Centro Habana e San Miguel del Padrón sono scesi in strada per manifestare la loro rabbia con cacerolazos e blocchi stradali.
Le interruzioni prolungate di corrente, che spesso lasciano le case al buio per oltre 22 ore al giorno, rendono impossibile persino la conservazione degli alimenti, la cottura dei pasti e il pompaggio dell'acqua, aggravando una crisi umanitaria già resa drammatica dalla scarsità di cibo e carburante.
La tensione resta altissima e il governo cubano, che accusa gli Stati Uniti di portare avanti un "blocco genocida" finalizzato a distruggere la Rivoluzione, si trova a dover gestire una situazione sempre più precaria, mentre Washington ribadisce la propria offerta di aiuti umanitari condizionati a riforme politiche.




