Kallas: nessuna uscita a vuoto dal vertice Ue sul finanziamento per Kiev, ma il nodo Bce resta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Kaja Kallas, ha dichiarato con fermezza, in vista del consiglio Difesa, che i Ventisette non lasceranno il tavolo del prossimo vertice di dicembre senza aver trovato un accordo concreto sul finanziamento per l'Ucraina, un passaggio cruciale e da tempo annunciato ma che incontra ostacoli non semplici da superare. "Il Belgio nutre legittime preoccupazioni riguardo ai rischi, ma tutti gli altri Stati membri si si sono detti disposti a condividerli", ha spiegato Kallas, riferendosi al dibattito sull'utilizzo degli asset russi congelati, una risorsa sulla quale Bruxelles conta per sostenere le necessità di ricostruzione di Kiev. La determinazione espressa dalla diplomatica, tuttavia, si scontra con un parere tecnico di peso che rischia di minare alla base il meccanismo ideato: la Banca centrale europea, infatti, avrebbe già opposto un netto rifiuto a garantire un pagamento da 140 miliardi di euro destinato all'Ucraina, secondo quanto riportato dal Financial Times citando fonti istituzionali.

Il veto della Bce sul prestito garantito dagli asset russi

La proposta, che la Commissione europea sta cercando di portare avanti con tenacia, prevede di utilizzare i profitti generati dagli asset della banca centrale russa bloccati presso il depositario belga Euroclear, per garantire appunto un prestito di riparazione all'Ucraina; un piano ambizioso, che mira a far fruttare le risorse congelate in risposta all'aggressione militare, ma che secondo gli analisti della Bce violerebbe il mandato dell'istituto di Francoforte, creando un precedente pericoloso e esponendo il sistema a rischi giuridici e finanziari non indifferenti. La posizione della Banca centrale, la quale rimane del tutto indipendente nelle sue valutazioni tecniche, complica notevolmente il lavoro dei negoziatori, gettando un'ombra di incertezza su quello che doveva essere uno degli strumenti finanziari più innovativi concepiti dall'Ue in risposta alla guerra.

La necessità di una pressione bilanciata secondo Kallas

Nel frattempo, Kallas ha sottolineato un altro aspetto della strategia diplomatica, osservando come la pressione internazionale sembri gravare quasi esclusivamente su Kiev, costretta a continue trattative e a dimostrare la propria affidabilità, mentre la Russia non viene chiamata ad alcun sacrificio sostanziale. "È chiaro che la Russia non è interessata alla pace", ha affermato l'alto rappresentante, aggiungendo che Mosca "vuole solo negoziare con chi è pronto a dare loro qualcosa". Secondo la sua analisi, che riflette un sentimento comune in molte capitali europee, il Cremlino è attualmente convinto di poter resistere più a lungo dell'Occidente, una percezione che andrebbe ribaltata attraverso un approccio più equilibrato, il quale imponga costi reali anche all'aggressore, portandolo a riconsiderare la propria posizione.

Lo scenario strategico e le dichiarazioni della Nato

Questo contesto di sostegno finanziario e pressione politica si sviluppa parallelamente a un inasprimento del tono da parte dell'Alleanza Atlantica, la quale, attraverso le parole dell'ammiraglio presidente del suo comitato militare, ha lasciato intendere di valutare risposte più assertive alle cosiddette operazioni ibride russe, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo. Pur sottolineando che un attacco preventivo rimane concettualmente "molto lontano" dalla dottrina Nato, l'alto ufficiale ha osservato come, in determinate circostanze, anche una mossa del genere potrebbe essere considerata un'azione difensiva, un'affermazione che riflette la tensione crescente e la ricerca di un nuovo equilibrio dissuasivo in uno scenario europeo profondamente mutato, dove la linea tra difesa e deterrenza attiva appare sempre più sottile.

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