Quanto costa davvero ricaricare un'auto elettrica: conti alla mano tra casa e colonnine

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dibattito sulla convenienza dell'auto elettrica si gioca tutto su un'unica grandezza: il costo per chilometro percorso. Confrontare il prezzo di un litro di gasolio con quello di un kilowattora non porta da nessuna parte, perché le unità di misura sono diverse. Serve un denominatore comune, e quel denominatore sono i cento chilometri. Ed è proprio su questo terreno che emergono le differenze più nette, con divari che possono cambiare radicalmente a seconda di dove si ricarica.

Il costo del chilometro elettrico tra casa e colonnina

Chi ha la fortuna di ricaricare nel proprio box di casa parte da una posizione di vantaggio difficilmente colmabile. Con una tariffa domestica intorno ai 0,25 euro per kilowattora e un consumo medio cittadino di circa 13 kWh ogni 100 chilometri, la spesa si ferma a poco più di 3 euro. Per la stessa distanza, un'auto a gasolio che percorre 20 chilometri con un litro ne richiede quasi 11 euro, mentre una a benzina supera gli 11 euro. Su base annua, ipotizzando 10.000 chilometri, il risparmio rispetto al diesel si aggira intorno ai 765 euro, e sfiora gli 826 euro se il confronto è con la benzina.

La musica cambia quando si è costretti a dipendere dalla rete pubblica. I prezzi medi rilevati dall'Osservatorio Adiconsum e TariffEV ad agosto 2026 parlavano di 0,64 euro per kWh in corrente alternata, 0,73 euro in corrente continua e 0,76 euro per le ricariche ultraveloci. In autostrada, con consumi che salgono a 20 kWh ogni 100 chilometri, una ricarica ad alta potenza al prezzo medio porta la spesa a oltre 15 euro, più di quanto costi un'auto a gasolio.

Il punto di pareggio, la soglia oltre la quale l'elettrico smette di convenire, in autostrada scende a 0,545 euro per kWh rispetto al diesel.

Le testimonianze di chi ha già fatto i conti

I racconti dei proprietari restituiscono un quadro variegato, ma con un filo conduttore comune: chi ricarica a casa risparmia, e anche molto. Luca ha sostituito una Ford C-Max diesel con una Tesla Model 3 Long Range e, dopo sei anni e 133.000 chilometri, ha calcolato un risparmio di 8.000 euro di gasolio, a cui si aggiungono 2.200 euro di manutenzione in meno, 2.300 euro di bollo e 1.400 euro di assicurazione. Le sue ricariche fuori casa, effettuate ai Supercharger, gli sono costate tra 0,43 e 0,45 euro per kWh, equivalenti a poco più di 6 euro ogni 100 chilometri.

C'è anche chi, come Stefano, ha percorso 126.000 chilometri in tre anni con una Model Y, spendendo in media 1.000 euro all'anno per l'energia e risparmiando circa 13.000 euro di carburante rispetto ai prezzi attuali della benzina. Il suo segreto? Circa il 70 per cento delle ricariche avviene in azienda, dove è presente un impianto fotovoltaico. Daniele, che ha due auto elettriche e percorre 40.000 chilometri l'anno, spende tra 1.600 e 1.800 euro annui di energia, con una media di 0,25 euro per kWh che in inverno scende a 0,21 grazie alla ripartizione dei costi fissi su più kilowattora.

La variabile fiscale e i costi nascosti

Il conto della ricarica, però, non è l'unica voce da mettere sul piatto. L'analisi Ayvens Car Cost Index 2026, che considera il costo totale di utilizzo su un ciclo di quattro anni e 30.000 chilometri annui, ha certificato che in Italia il full electric è già l'alimentazione più conveniente nei segmenti più diffusi. Nel comparto delle compatte, un'elettrica costa in media 858 euro al mese, contro 908 della benzina, 912 dell'ibrido plug-in e 1.032 del diesel.

Il risparmio mensile rispetto al gasolio supera i 170 euro, una cifra che per le flotte aziendali diventa un argomento difficile da ignorare.

La composizione di quel costo racconta una storia interessante: per le auto elettriche la svalutazione pesa per il 46 per cento del totale, mentre l'energia incide soltanto per il 12 per cento. Per le vetture a benzina e diesel, al contrario, il carburante rappresenta rispettivamente il 26 e il 22 per cento della spesa complessiva. È un ribaltamento di prospettiva che premia chi guarda oltre il prezzo di listino, e che spiega perché le flotte aziendali stiano progressivamente virando verso l'elettrico, anche in un mercato italiano che resta indietro rispetto al resto d'Europa.

Il paradosso italiano

Ad agosto 2026 le immatricolazioni di auto elettriche nell'Unione europea sono cresciute del 62,7 per cento rispetto all'anno precedente, con una quota di mercato salita al 27,7 per cento. In Italia, però, le vetture a batteria si sono fermate al 6,4 per cento delle nuove immatricolazioni, il dato più basso tra i cinque grandi mercati continentali. Un divario che stride con i numeri sulla convenienza, e che trova spiegazione solo in parte nella minore capillarità delle infrastrutture di ricarica.

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