Gcap, i costi di sviluppo del caccia di sesta generazione triplicano per l'Italia: previsti 18,6 miliardi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il programma per il nuovo sistema di combattimento aereo di sesta generazione, noto come GCAP, che vede l'Italia collaborare con Regno Unito e Giappone, registra una significativa e attesa revisione dei costi di sviluppo. Un decreto ministeriale della Difesa, attualmente all'esame delle Commissioni parlamentari, indica infatti un impegno finanziario nazionale che, passando dai 6 miliardi di euro stimati nel 2021, raggiunge oggi la cifra complessiva di 18,6 miliardi di euro, da sostenersi fino al 2050. Questo incremento, che di fatto triplica l’investimento iniziale, non costituisce un episodio isolato nel panorama europeo della difesa, il quale, come sottolineano vari analisti, ha visto lievitare i preventivi di numerosi progetti strategici a seguito del mutato scenario di sicurezza internazionale successivo al conflitto in Ucraina.

La firma del primo contratto industriale internazionale

In parallelo alla definizione del quadro finanziario, il programma procede verso una nuova fase operativa, con l’industria in attesa di un passo formale cruciale. I tre partner principali del consorzio, vale a dire BAE Systems per il Regno Unito, Leonardo per l’Italia e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone, sono in attesa della firma del primo contratto internazionale di sviluppo, il cui valore è stimato nell’ordine di alcuni miliardi di euro. Tale accordo, la cui conclusione è ritenuta imminente, sancirebbe ufficialmente l’avvio della fase progettuale più avanzata per il velivolo, denominato Tempest, e per i relativi droni gregari che ne costituiranno il sistema integrato, destinato a rinnovare nel lungo termine la flotta degli Eurofighter F-2000 dell'Aeronautica Militare.

Le critiche politiche e dell'associazionismo pacifista

L’evoluzione del programma, con il suo sostanziale aggravio di spesa, ha inevitabilmente sollevato aspre critiche da una parte dello schieramento politico e dalle organizzazioni che si battono contro il riarmo. Movimenti come la Rete Italiana Pace e Disarmo o Stop Riarmo Europe hanno espresso forti proteste, mentre l’Osservatorio Milex, che monitora le spese militari italiane, ha puntato i riflettori proprio sul triplicarsi dei costi. In Parlamento, le forze di opposizione, in particolare il Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, hanno duramente attaccato la manovra, definendo l’onere per le casse dello stato una “spesa incalcolabile” e affermando che “le Camere non sono un bancomat”, in riferimento alla necessaria approvazione parlamentare del decreto ministeriale che autorizza la spesa.

Il contesto geopolitico e industriale del programma

Al di là delle polemiche, il GCAP si colloca in un contesto strategico di grande rilievo, rappresentando uno dei pochi programmi globali per un velivolo da combattimento di ultima generazione, in competizione diretta con progetti analoghi portati avanti da altre potenze. La sua architettura, basata sul concetto di “Sistema di Sistemi” e quindi su una stretta interoperabilità tra l'aereo pilota e una costellazione di droni, ne fa un’iniziativa tecnologicamente pionieristica, i cui costi di ricerca e sviluppo sono intrinsecamente soggetti a stime progressive e a possibili riallineamenti. La decisione finale del Parlamento italiano, che dovrà esprimere il suo parere sul decreto, costituirà dunque un momento determinante per il futuro di questo ambizioso progetto industriale e di difesa.

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