Dermatite bovina, il focolaio di Muravera e l’allarme disatteso dei Riformatori sardi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il ritorno della dermatite nodulare contagiosa nel Sud Sardegna, a distanza di neppure due mesi dalla revoca ufficiale delle restrizioni, ha riacceso i riflettori su una vulnerabilità endemica del comparto zootecnico isolano. È stato il bollettino epidemiologico nazionale veterinario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise – centro di riferimento italiano con sede a Teramo – a certificare la presenza del nuovo focolaio nel territorio di Muravera, un caso che al momento rappresenta l’unico evento positivo registrato nel paese per l’anno in corso. L’analisi condotta sui capi dell’azienda coinvolta ha rivelato un quadro preciso: una mandria complessiva di 148 bovini, di cui cinque risultati malati e quattro deceduti, con le carcasse già avviate allo smaltimento secondo i protocolli sanitari vigenti.

La denuncia politica e il rischio concreto

Mentre l’assessorato regionale all’Igiene e Sanità ribadiva che “la situazione è sotto controllo”, attivando le procedure previste e chiedendo la convocazione del Tavolo permanente sulla malattia, dalla minoranza politica arrivava una bordata tutt’altro che morbida. Aldo Salaris, consigliere regionale dei Riformatori, ha rivendicato con una certa asprezza il fallimento delle strategie di prevenzione: “Lo avevamo detto, nero su bianco, diversi giorni fa. Oggi purtroppo i fatti ci danno ragione”. Con una frase che suona come un atto d’accusa nei confronti della giunta, Salaris ha sottolineato come non si tratti affatto di un “evento imprevedibile”, ma del concretizzarsi di un rischio già segnalato venti giorni fa attraverso un’interrogazione consiliare. Il consigliere, quindi, ha sollecitato l’esecutivo a non perdere altro tempo, chiedendo l’applicazione immediata dell’ordinanza presidenziale e del protocollo operativo per il controllo dei vettori, quegli insetti la cui disinfestazione – larvicida e adulticida – è considerata decisiva per arginare la propagazione del virus.

L’ombra della vecchia emergenza e le misure sul campo

La scoperta di questo focolaio arriva in un momento particolarmente delicato per gli allevatori sardi, che avevano appena ricominciato a respirare dopo mesi difficili. Solo lo scorso gennaio, infatti, il Ministero della Salute aveva dato il via libera alla ripresa delle movimentazioni dei bovini verso il continente, superando di fatto il blocco delle esportazioni che aveva paralizzato il settore durante l’epidemia del 2025. Quell’emergenza, esplosa nel giugno del 2025, aveva costretto all’abbattimento di centinaia di capi e a una vaccinazione massiccia, spesso contestata, che sembrava aver debellato il morbo. La recrudescenza attuale ha risvegliato vecchi timori, come dimostra la nota ufficiale di Confagricoltura Sardegna: l’organizzazione agricola ha espresso “forte preoccupazione”, confidando in un intervento rapido dei servizi veterinari per evitare che il sistema produttivo possa rivivere le condizioni di estrema emergenza sperimentate nei mesi scorsi. Dal punto di vista operativo, la macchina dei controlli si è già messa in moto: è stato disposto l’abbattimento del focolaio rilevato e istituita una zona di protezione con misure restrittive della durata di almeno quindici giorni, mentre sono in corso accertamenti negli allevamenti limitrofi per definire con precisione il perimetro del contagio.

Il nodo della vaccinazione e l’efficacia dei protocolli

Ciò che rende questo nuovo episodio particolarmente insidioso per gli esperti del settore è la scoperta che gli animali contagiati a Muravera sarebbero figli di capi risultati vaccinati. Questo particolare, emerso dalle prime indagini epidemiologiche, solleva interrogativi sulla durata e l’efficacia della copertura immunitaria garantita dalla precedente campagna vaccinale. Sebbene gran parte della popolazione bovina sarda sia teoricamente ancora sotto la protezione dei vaccini somministrati tra la fine di luglio e novembre del 2025, la comparsa della malattia in un contesto protetto suggerisce la necessità di un secondo giro vaccinale tempestivo per evitare una diffusione sistemica. In attesa che il tavolo tecnico – convocato con urgenza e coinvolgente l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna e gli assessorati ai Trasporti e all’Ambiente – definisca le prossime mosse, gli allevatori del Sud Sardegna trattengono il fiato, consapevoli che il destino delle loro mandrie dipende ora dalla rapidità con cui si riuscirà a isolare e sterilizzare questa nuova minaccia.

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