Dermatite nodulare, la valle d’Aosta corre ai ripari con 35mila dosi mentre un focolaio in Sardegna riaccende l’allarme

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La febbre della Lumpy Skin Disease (LSD), che per chi opera nel settore rappresenta una minaccia economica ben più concreta di una semplice patologia cutanea, torna a dettare l’agenda sanitaria nazionale. Se in Sardegna si registra il primo focolaio del 2026, con relativi provvedimenti restrittivi che isolano un’intera area, la Valle d’Aosta procede spedita nell’organizzazione della campagna vaccinale preventiva, forte dell’arrivo di 35mila dosi destinate a proteggere un patrimonio zootecnico considerato strategico per l’economia alpina. L’iniziativa, annunciata dall’Assessorato regionale alla Sanità in sinergia con l’Azienda USL locale, mira a blindare il comparto proprio mentre il virus, veicolato da insetti vettori la cui attività è destinata ad aumentare con l’arrivo della bella stagione, dimostra di essere lungi dall’essere debellato.

La logistica della prevenzione in valle d’Aosta

Le dosi, giunte in Valle dopo un lungo viaggio intercontinentale che le ha viste transitate dall’aeroporto di Malpensa con origine dal Sudafrica, sono attualmente conservate nella farmacia dell’Usl e richiedono una gestione meticolosa della catena del freddo, mantenuta tra i -2 e gli -8 gradi. A coordinare la macchina organizzativa è la struttura della veterinaria regionale, mentre la programmazione operativa – che prevede la vaccinazione di circa 36mila capi entro giugno – ricade sotto la competenza della struttura complessa di sanità animale dell’Usl. Non si tratta, va sottolineato, di una semplice raccomandazione: il piano approvato dalla Giunta (delibera n. 339 del 27 marzo) sancisce l’obbligatorietà del trattamento per tutti i bovini presenti sul territorio, compresi quelli provenienti da altre regioni e persino gli animali già sottoposti al richiamo lo scorso anno, con sanzioni amministrative previste per i trasgressori.

L’ombra lunga del focolaio sardo

Proprio mentre la Valle d’Aosta strutturava la sua difesa, l’allarme è esploso nel Sud Sardegna. Il bollettino epidemiologico nazionale veterinario, gestito dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo (che funge da centro di riferimento italiano), ha confermato un nuovo focolaio nel territorio del comune di Muravera. I numeri, sebbene circoscritti, hanno il peso specifico di una sentenza per gli allevatori della zona: su un allevamento che conta 148 capi, si registrano cinque animali risultati positivi al virus e, di questi, quattro sono morti. Le autorità hanno immediatamente attivato le misure nazionali di contenimento, che includono il blocco della movimentazione dell’allevamento infetto, l’istituzione di una zona di protezione nel raggio di 25 chilometri e una zona di controllo estesa fino a 50 chilometri.

Un ritorno che fa tremare il comparto

Il ritorno dell’incubo in Sardegna (dove già nel 2025 si erano registrati focolai che portarono a pesanti restrizioni e a un’intensa, seppur contestata, campagna di abbattimenti) rappresenta un campanello d’allarme per l’intera penisola, sebbene la situazione attuale appaia sotto osservazione e non ancora emergenziale su scala nazionale. Nella regione insulare, dove le scorse restrizioni erano state revocate solo a gennaio dopo il raggiungimento di elevate coperture vaccinali, la scoperta di questi nuovi casi a Muravera costringe ora a rivalutare lo stato di quiete epidemiologica. La vicinanza geografica della Valle d’Aosta con la Francia – nazione che, va ricordato, ha registrato 117 focolai distribuiti in diversi dipartimenti a partire dalla fine di giugno del 2025 – giustifica quindi la tempestività e la rigidità dell’approccio valdostano. Per i consumatori, gli esperti ribadiscono un concetto che forse non è mai abbastanza chiaro: la dermatite nodulare bovina colpisce esclusivamente i ruminanti; non esiste alcun rischio di trasmissione all’uomo attraverso il consumo di carne o latte pastorizzato, i quali rimangono perfettamente sicuri anche se provenienti da animali vaccinati.

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