Dermatite nodulare, abbattuti altri 25 bovini nel sud Sardegna. Il proprietario aveva rifiutato il vaccino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’emergenza sanitaria legata alla dermatite nodulare bovina, nel sud della Sardegna, non accenna a placarsi. Oggi sono stati abbattuti altri 25 capi, una misura drastica resa necessaria dopo la conferma di due nuovi focolai individuati nei comuni di Muravera e San Vito, la cui diagnosi – come si legge nel report del Servizio di Sanità animale della Asl di Cagliari – risaliva già allo scorso 28 aprile. Un’operazione che, sebbene prevista dai protocolli di contenimento, getta nuova luce sulla gestione della profilassi in alcune realtà zootecniche dell’isola.

Il nodo della vaccinazione rifiutata

A destare particolare preoccupazione, tra i dati forniti dall’Asl, è quanto emerso in uno dei due allevamenti colpiti. Qui la mandria, spiegano i tecnici, non era stata sottoposta alla vaccinazione obbligatoria: il proprietario, si legge nel rapporto, si era rifiutato di aderire alla campagna vaccinale. Una scelta che, nelle more dell’indagine epidemiologica, appare aver avuto conseguenze devastanti. L’intero allevamento, infatti, ha manifestato in tempi brevi i sintomi clinici più eclatanti della malattia, a cominciare dai caratteristici noduli cutanei disseminati su tutto il, per arrivare alla successiva positività confermata dai test di laboratorio.

I nuovi focolai tra Muravera e San Vito

I due nuovi focolai, individuati in un’area già segnalata per la circolazione del virus, hanno quindi imposto l’abbattimento immediato dei 25 bovini risultati infetti. Il provvedimento, eseguito nelle stesse ore in cui veniva diffuso l’aggiornamento ufficiale, rientra nelle misure di eradicazione obbligatorie per la Lumpy skin disease, una patologia virale che non rappresenta un pericolo per l’uomo ma che negli animali – come si è purtroppo verificato – può assumere connotati particolarmente gravi, compromettendo irrimediabilmente lo stato di salute dell’intero podere.

La gestione del rifiuto e le sue conseguenze

Il caso dell’allevatore che ha rifiutato la vaccinazione, portato alla luce dallo stesso servizio veterinario della Asl di Cagliari, solleva interrogativi precisi sulla tenuta delle campagne di profilassi volontaria (o resa tale da comportamenti individuali) in contesti ad alta densità zootecnica. La scelta di non immunizzare la mandria, in un momento storico in cui il virus circola con continuità nel sud dell’isola, ha esposto l’intero gruppo di bovini a un rischio evitabile; e il contagio, una volta innescatosi, si è diffuso senza incontrare quella barriera immunitaria che solo il vaccino avrebbe potuto garantire. Le cronache giudiziarie, a questo proposito, non hanno ancora registrato provvedimenti formali a carico del proprietario, ma la vicenda rientra ora nelle valutazioni dei servizi veterinari, chiamati a verificare eventuali profili di violazione delle ordinanze regionali in materia di sanità animale.

Un’epidemia che non arretra

L’abbattimento odierno – il secondo in poche settimane nell’area orientale del Sarrabus – conferma la persistenza della dermatite nodulare nel territorio, nonostante i ripetuti richiami alla necessità di copertura vaccinale massiccia. Gli operatori della Asl, sul campo, continuano a monitorare gli allevamenti limitrofi; e non si esclude, secondo quanto si apprende da fonti sanitarie, che possano emergere ulteriori positività nei prossimi giorni, a testimonianza di una circolazione virale che dimostra tutta la sua capacità di trovare varchi nelle difese collettive, laddove queste presentino interruzioni, come nel caso del rifiuto documentato.

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