Cremonese-Milan, incrocio pericoloso per i rossoneri: dall’ombra del digiuno allo Zini alle parole di Tare
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Redazione Sport
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La trasferta di Cremona, in programma per la ventisettesima giornata di un campionato che volge ormai al suo momento cruciale, si presenta per il Milan di Massimiliano Allegri come un crocevia denso di insidie e di risvolti statistici per nulla trascurabili. I precedenti, si sa, contano fino a un certo punto, eppure talvolta disegnano scenari che è difficile ignorare: i grigiorossi, reduci dal sorprendente successo per due a uno ottenuto a San Siro nella gara d’andata dello scorso 23 agosto, inseguono ora un primato storico, quello di infliggere due sconfitte consecutive ai rossoneri in un singolo torneo di Serie A, un’impresa mai riuscita prima d’ora alla formazione guidata da Davide Nicola.
Il dato, tuttavia, che più di ogni altro deve far riflettere Allegri e i suoi uomini è un altro, e affonda le radici in una tradizione avversa piuttosto singolare. Lo stadio Giovanni Zini, infatti, rappresenta da decenni una terra di conquista inesplorata per il Milan, almeno per quanto concerne la capacità di andare a segno. L’ultimo giocatore rossonero a violare la porta grigiorossa tra le mura amiche, in un confronto valido per il massimo campionato, fu quel fantastico duo composto da Jean-Pierre Papin e Marco Simone: era il 26 settembre del 1993, un’altra epoca, un altro calcio, e la partita si concluse con un due a zero in favore dei visitatori. Da allora, nelle tre successive trasferte di campionato allo Zini, il Milan ha collezionato due pareggi e una sconfitta, senza mai riuscire a gonfiare la rete, un digiuno offensivo che pende come una spada di Damocle sul rendimento esterno della squadra.
A margine di questa vigilia di campionato, che vedrà la direzione arbitrale affidata a Massa della sezione di Impero, a tenere banco sono state anche le parole del direttore sportivo del Milan, Igli Tare. Intervenuto ai microfoni di DAZN nel pre-partita, il dirigente albanese ha tracciato un bilancio del suo primo anno in rossonero, soffermandosi con una certa ampiezza sul lavoro svolto e sugli obiettivi che hanno guidato la pianificazione tecnica. L’obiettivo primario, come ha spiegato Tare, era quello di gettare solide fondamenta, di “dare stabilità” a un club che nella stagione precedente aveva deluso le aspettative, con l’ambizione dichiarata di allestire una rosa che potesse tornare a competere per traguardi di prestigio, a partire da un posto in Champions League.
La domanda, inevitabile per chiunque osservi i meccanismi del calcio moderno, è come si costruisca il domani in assenza della certezza della massima competizione europea, un’eventualità tutt’altro che remota visti gli alti e bassi della formazione. Su questo punto, Tare ha glissato con abilità, spostando il focus sul metodo piuttosto che sul merito contingente. La programmazione, ha argomentato, non può che passare attraverso un’intensa condivisione di idee, un lavoro corale che metta da parte gli individualismi e guardi esclusivamente al bene comune della società. Perché alla fine, ha concluso il direttore sportivo, “conta solo il Milan”, una frase che suona come un monito e insieme come un tentativo di serrare i ranghi in un momento in cui i risultati altalenanti potrebbero alimentare le prime fibrillazioni.
Le scelte di Nicola e Allegri in un incrocio dal sapore antico
Se le parole di Tare proiettano il club verso scenari futuri e strategie di lungo periodo, il campo impone invece un’analisi dell’immediato, con le formazioni che si apprestano a darsi battaglia. Davide Nicola, allenatore della Cremonese, affida le speranze di un risultato positivo alla coppia d’attacco formata da Bonazzoli e Djuric, supportata da un centrocampo folto e dinamico in cui spiccano nomi come Thorsby e Maleh. Dall’altra parte, Allegri risponde con un undici che cerca di coniugare esperienza e qualità, gettando nella mischia dal primo minuto uomini del calibro di Modric, Rabiot e Fofana, a supporto di un tandem offensivo composto da Pulisic e Leao, chiamati a scardinare il muro eretto dalla difesa di casa.
Una sfida, quella dello Zini, che presenta anche alcuni nodi disciplinari da non sottovalutare: tra le fila dei padroni di casa, Bondo e Terracciano, insieme a Vardy, dovranno muoversi con cautela, essendo diffidati, così come, nel Milan, dovranno prestare attenzione Fofana, Rabiot, Saelemaekers e il giovane Athekame. Piccoli particolari, questi, che potrebbero rivelarsi determinanti nella gestione di una partita che si preannuncia combattuta, dove la storia e i numeri, per quanto aridi possano sembrare, gettano un’ombra lunga e affascinante su un confronto che profuma di provincia e di antiche rivalità.




