Milan, il ds Tare non ha dubbi sul futuro di Modric: “Può restare”
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Redazione Sport
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La dirigenza rossonera, dopo mesi di assestamento e di una gestione tecnica per certi versi anomala, sembra aver finalmente trovato una sua fisionomia chiara. A certificarlo, con parole che pesano come macigni nel delicato equilibrio di mercato, è Igli Tare: il direttore sportivo del Milan, intervistato da DAZN nel noto format “Giorgia’s Secret”, ha scelto di fare chiarezza sul futuro di Luka Modric, il regista croato il cui contratto scadrà a giugno. “Il futuro di Modric? Penso che potrebbe scegliere con il cuore, secondo me rimarrà ancora con il Milan”, ha dichiarato Tare, blindando di fatto un giocatore che, nonostante l’età avanzata, resta un elemento centrale nello schema di gioco e nello spogliatoio.
Un’opzione fino al 2027 e un sogno d’infanzia
La situazione contrattuale del numero 10, va ricordato, non è ancora definita nei dettagli: l’accordo attuale scade tra poche settimane, ma il club di via Aldo Rossi avrebbe già inserito un’opzione per prolungare il legame fino al 2027. Tare, nell’intervista, ha aggiunto un particolare rivelatore sul percorso emotivo che ha portato Modric a indossare la maglia del Milan. “Era tifoso del Milan da bambino – ha spiegato il ds – e c’erano altre offerte, ma lui aveva questo sogno”. Un riferimento, questo, a un’estate di trattative silenziose, quando il croato avrebbe potuto assecondare proposte economicamente più vantaggiose (provenienti da campionati esteri) ma ha invece scelto il fascino di Milanello.
L’ammirazione per i miti del passato e la svolta dirigenziale del 2025
Nel lungo dialogo con la giornalista, Tare si è concesso anche un flashback personale, quasi un’innocente confessione: “Da bambino facevo il tifo per il Milan di Van Basten, Gullit, Baresi e Maldini. Li ho sempre ammirati”. Un’ammirazione che, probabilmente, ha facilitato l’intesa quando il club è andato a cercarlo. Per comprendere il contesto, occorre tornare al 26 maggio 2025: fu quella la data in cui il Milan ufficializzò l’ingresso di Igli Tare in dirigenza nel ruolo di direttore sportivo. Negli anni precedenti, la figura del ds era tecnicamente presente (con Antonio D’Ottavio a coprire quel posto a libro paga), ma di fatto le funzioni – dalla pianificazione del mercato alle relazioni con gli agenti – erano state divise e gestite da Ibrahimovic, Furlani e Moncada. Una soluzione di ripiego, durata più del previsto, che alla fine ha lasciato spazio a un organigramma più tradizionale.
L’attacco in difficoltà e il progetto Allegri
Tare, nel suo intervento, non ha però potuto evitare di affrontare il tema più dolente di questa stagione: le difficoltà realizzative del reparto offensivo. “È stata una stagione complicata dal punto di vista fisico”, ha tagliato corto il direttore sportivo, evitando facili alibi ma indicando un dato oggettivo – gli infortuni a ripetizione che hanno falcidiato le punte rossonere. Un’analisi che si lega direttamente al progetto tecnico che lui stesso ha contribuito a impostare: fin dal suo arrivo, Tare ha chiarito come ci fosse l’esigenza di affidare la guida della squadra a una figura esperta e carismatica come Massimiliano Allegri. Un progetto, quello del tecnico livornese, che punta su solidità tattica e pochi fronzoli, ma che necessita di attaccanti costantemente disponibili. Modric, in questo schema, non è solo un metronomo: è il collante tra la manovra e la trequarti, l’uomo capace di far rendere meglio anche un reparto offensivo in affanno.




