Kosovo, dopo il voto il premier Kurti punta a formare il nuovo governo
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Redazione Esteri
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Le urne kosovare, consultate per la seconda volta in meno di un anno, hanno indicato una via d'uscita dal labirinto istituzionale in cui il Paese si era infilato dopo il voto di febbraio. In quell'occasione, nonostante la vittoria, il partito di Albin Kurti non era riuscito a trovare gli alleati necessari per dare vita a un esecutivo, costringendo così la giovane democrazia a tornare precocemente alle elezioni anticipate dello scorso 28 dicembre. Un risultato, quello di domenica, che appare netto e che potrebbe finalmente sciogliere i nodi che hanno paralizzato per mesi l'attività di governo, segnata da una litigiosità politica che aveva reso vani tutti i tentativi di costituire una maggioranza stabile.
Un successo personale per il leader uscente
I dati preliminari diffusi dalla Commissione elettorale centrale, sebbene ancora parziali, non lasciano molti dubbi sul verdetto popolare. Vetëvendosje!, la formazione di sinistra populista e nazionalista guidata dal primo ministro uscente, ha conquistato, secondo i numeri aggiornati allo spoglio di circa il 95% dei seggi, quasi la metà dei consensi, attestandosi a un significativo 49,79%. Una percentuale che, proiettata nella composizione del Parlamento, promette a Kurti una base di consenso molto più solida di quella di cui disponeva nella legislatura precedente, quando si era fermato a quarantotto seggi. Alcuni di essi, va ricordato, provengono dal voto della diaspora, un segmento elettorale che ha sempre mostrato una forte preferenza per le sue posizioni.
Il quadro delle minoranze e il ruolo della Lista Serba
Un aspetto cruciale della politica kosovara, che influisce direttamente sulla formazione dell'emiciclo, è la ripartizione dei seggi riservati alle minoranze nazionali. Ventiquattro deputati, per l'esattezza, sono assegnati per legge a queste comunità, con un meccanismo che riserva loro una rappresentanza garantita. In questo specifico contesto, ha confermato la sua egemonia Srpska Lista, il partito maggioritario tra i serbi del Kosovo, che si è aggiudicato senza sorprese tutti i dieci seggi spettanti alla sua comunità. Un risultato che, se da un lato consolida la rappresentanza degli interessi serbi a Pristina, dall'altro non modifica sostanzialmente gli equilibri per la maggioranza di governo, dato che la lista ha tradizionalmente mantenuto una posizione di opposizione netta alle formazioni albanesi, e in particolare a quella di Kurti.
La sfida della stabilità e i rapporti regionali
La chiara affermazione alle urni consegna dunque a Albin Kurti un mandato forte per provare a chiare definitivamente la fase di stallo. Il premier, che ha già annunciato l'intenzione di procedere rapidamente verso la formazione di un nuovo esecutivo, si trova ora nella condizione di dover gestire non solo le dinamiche parlamentari, ma anche le complesse relazioni regionali. La situazione interna, del resto, è stata a lungo osservata con attenzione dagli interlocutori internazionali, preoccupati che l'instabilità politica potesse ripercuotersi negativamente su un quadro balcanico già di per sé delicato. La possibilità di avere un governo con una base solida viene vista da molti come un presupposto necessario per affrontare le questioni ancora aperte.




