Incendio in val Venosta, cento ettari di bosco in fumo: la siccità alimenta le fiamme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un rogo di vaste proporzioni, che dal pomeriggio del 10 aprile continua a divorare il versante boschivo sopra Prato allo Stelvio, ha già ridotto in cenere circa cento ettari di vegetazione, trasformando un’area rigogliosa in un paesaggio spettrale. Le operazioni di spegnimento, complicate dalla morfologia impervia del terreno e dalla mancanza di risorse idriche, vedono impegnati oltre quattrocento vigili del fuoco, affiancati da cinque elicotteri che sorvolano a bassa quota per domare le fiamme.

Tra le immagini più drammatiche condivise dai pompieri altoatesini, spicca quella di una cerva immortalata tra i tronchi carbonizzati, lo sguardo smarrito, mentre cerca una via di fuga in un ambiente ormai irriconoscibile. A scattare la foto è stato David Česka, pompiere e fotografo, che ha documentato anche il lavoro estenuante dei colleghi, intenti a spegnere i focolai in quello che definisce "uno scenario apocalittico".

La vera minaccia, però, non è solo il fuoco. "La siccità è il nostro peggior avversario", spiegano i soccorritori, confermando quanto già evidenziato dal meteorologo provinciale Dieter Peterlin: l’ultima pioggia significativa risale al 23 marzo, lasciando la val Venosta – una delle zone più aride delle Alpi – completamente priva di umidità. Il vento, poi, alimenta le fiamme, rendendo vani gli sforzi per circoscrivere l’incendio.

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