Le proteste per Gaza bloccano la Vuelta in Spagna, in Italia il movimento è frammentato
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Redazione Sport
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Mentre in Spagna le mobilitazioni di piazza in solidarietà con la Palestina riescono a interrompere eventi di portata internazionale, come è accaduto domenica con l’annullamento dell’ultima tappa della Vuelta a Madrid, in Italia il panorama appare decisamente più frastagliato e privo di un baricentro unificante. La differenza d’impatto, che alcuni osservatori attribuiscono anche a un’incapacità della sinistra italiana di fungere da traino, è lampante: da una parte un movimento che riesce a portare in strada decine di migliaia di persone, conquistando l’attenzione dei media globali e costringendo alla cancellazione di una delle tre grandi corse a tappe del ciclismo mondiale; dall’altra, una galassia di iniziative che fatica a coagularsi in una forza unitaria e determinante.
L’episodio madrileno, del resto, ha assunto i contorni di uno scontro aspro, con violenti tumulti di piazza, cariche delle forze dell’ordine e il ferimento di ventidue agenti, in un clima che il ciclista Kamiel Bonneu ha definito, senza mezzi termini, «crimine organizzato» e non una semplice protesta. La guerriglia urbana, con il suo corteo di lacrimogeni e pallottole di plastica, ha di fatto seppellito il finale di gara, costringendo a una premiazione in sordina del vincitore Jonas Vingegaard in un parcheggio, con l’inno danese diffuso da una cassa portatile.




