Trump autorizza la vendita di armi all'Ucraina per 825 milioni di dollari mentre i negoziati di pace restano bloccati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’amministrazione Trump ha approvato una fornitura di armamenti a Kiev del valore di 825 milioni di dollari, comprendente missili a gittata estesa e i relativi sistemi di navigazione, destinati a potenziare le capacità difensive ucraine in un momento in cui i tentativi statunitensi di mediazione tra le parti appaiono sostanzialmente fermi. Il Dipartimento di Stato, com’è noto, ha formalmente notificato la decisione al Congresso lo scorso giovedì, innescando il consueto iter di revisione legislativa per operazioni di tale portata.

Questa mossa, peraltro, giunge in una fase operativa particolarmente critica: nella notte tra giovedì e venerdì, le autorità ucraine hanno riferito di aver abbattuto cinquantaquattro droni, sebbene i raid abbiano comunque causato due vittime a Dnipropetrovsk e danni materiali considerevoli. L’attacco più devastante, però, si è consumato a Kiev, dove il bilancio – ancora provvisorio – delle vittime ha toccato almeno ventitré persone, in quello che viene considerato l’assalto più grave dalla scorsa estate; le operazioni di soccorso, del resto, proseguono ancora tra le macerie.

A subire danni, seppur senza conseguenze fisiche per il personale, è stata anche la rappresentanza diplomatica dell’Unione europea nella capitale ucraina. L’ambasciatrice Ue Katarina Mathernova, in un colloquio con ‘la Repubblica’, ha descritto i danni “piuttosto gravi” causati dall’onda d’urto di un missile esploso nelle vicinanze, rinvenendo persino frammenti metallici dell’ordigno all’interno degli uffici. Un episodio che, a suo dire, dimostra come la Russia continui a deridere gli sforzi diplomatici in corso.

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