Rebecca Passler non convocata per la staffetta, il sogno olimpico si infrange sulla scelta dei tecnici

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La staffetta femminile 4x6 km di biathlon, in programma mercoledì 18 febbraio sul palcoscenico di Anterselva, non vedrà tra le sue file Rebecca Passler. La biatleta altoatesina, che aveva ottenuto dal Tribunale Nazionale Antidoping la revoca della sospensione per la positività al letrozolo, sostanza riscontrata il 26 gennaio scorso in un controllo fuori competizione, è stata esclusa dalla formazione azzurra. I tecnici della Nazionale, dopo aver valutato la situazione, hanno optato per un quartetto composto da Hannah Auchentaller, Dorothea Wierer, Michela Carrara e Lisa Vittozzi, quest'ultima forte della medaglia d'oro appena conquistata nell'inseguimento. Una decisione che giunge dopo giorni di incertezza e che di fatto chiude anzitempo l'avventura olimpica della ventiquattrenne di Brunico, riammessa ai Giochi ma di fatto mai in gara.

Il nodo della riammissione e i tempi stretti

La riabilitazione di Passler, arrivata grazie al riconoscimento della "mancanza di dolo e negligenza" da parte degli organi giudicanti, aveva riaperto uno spiraglio per la sua partecipazione. L'argomentazione difensiva, incentrata su una contaminazione accidentale dovuta all'uso di un cucchiaio domestico per la colazione – ipotesi che richiama alla memoria altri casi di positività involontarie legate a farmaci assunti da familiari – era stata ritenuta credibile. Tuttavia, il tempo perso durante la sospensione ha pesato in modo determinante sulla scelta dello staff tecnico. Il direttore tecnico aveva già anticipato nei giorni scorsi come i dieci giorni di stop forzato, in cui l'atleta non ha potuto allenarsi con continuità né preparare le gare, rendessero complicato un suo reinserimento immediato in una competizione di alto livello come quella olimpica.

Le motivazioni alla base della scelta tecnica

Oltre alla mera condizione atletica, sulla quale c'era oggettivamente bisogno di verifiche dopo un periodo di inattività e stress psicologico, la decisione sembra aver tenuto conto anche di valutazioni più ampie. Da un lato, la necessità di non compromettere le possibilità di medaglia della staffetta con una componente il cui stato di forma era tutto da accertare; dall'altro, la volontà di evitare potenziali tensioni con gli organismi internazionali, che avevano mostrato più di una perplessità riguardo all'assoluzione della biatleta. La formazione scelta rappresenta un quartetto rodata, con atlete che hanno già dimostrato il loro valore in queste Olimpiadi, come nel caso di Vittozzi, e che garantiscono certezze in una gara che si preannuncia combattuta. Per Passler, nonostante il risarcimento morale ottenuto con la riammissione, non c'è dunque spazio in pista.

Un'Olimpiade vissuta da spettatrice

Per Rebecca Passler, la cui storia agonistica si intreccia con quella della sua terra, l'Alto Adige, l'esperienza di Milano Cortina 2026 si conclude quindi senza aver mai calpestato la neve delle gare. Una beffa amara, se si considera che il via libera del Tribunale Nazionale Antidoping, uno dei più autorevoli in materia, era arrivato in tempo utile per poterla schierare. L'atleta, che nel frattempo si era riaggregata al gruppo e aveva ripreso gli allenamenti in vista di un possibile impiego, dovrà ora guardare le sue compagne gareggiare da bordo pista. Una conclusione che lascia l'amaro in bocca, dopo giorni trascorsi a sperare in una chiamata che non è mai arrivata, e che pone fine a una vicenda giudiziaria e sportiva che ha tenuto banco per tutta la vigilia dei Giochi.

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