La fontana di Trevi, da oggi un biglietto per il bacino. Due euro per gestire la ressa.
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Redazione Interno
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Da questa mattina, un gesto antico come il viaggio a Roma ha una procedura inedita, che segna uno spartiacque nella fruizione di uno dei simboli planetari della capitale. Per lanciare la monetina nella Fontana di Trevi, quel rito scaramantico che promette il ritorno nella Città Eterna, i turisti non residenti dovranno infatti prima pagarne un’altra, virtuale o materiale che sia: due euro, il costo del biglietto d’accesso alla zona del bacino voluto dall’amministrazione capitolina. Una misura, come annunciato, concepita con un duplice obiettivo, ovvero raccogliere fondi destinati alla straordinaria manutenzione del monumento e, al contempo, regimentare i flussi caotici di visitatori che, soprattutto in alta stagione, trasformano la piazza in un’insenatura di ressa potenzialmente pericolosa.
I dettagli del nuovo percorso di visita
Il meccanismo, stando a quanto precisato dal Campidoglio, non preclude la libertà di ammirare la fontana dall’alto della piazza, che resta accessibile a chiunque senza alcun onere. Il ticket, che si può acquistare online o presso le biglietterie sul posto, diventa obbligatorio soltanto per chi intende scendere la scalinata e percorrere il camminamento che costeggia il catino, a diretto contatto con il fragore dell’acqua e la maestosità delle sculture. Una volta scesi, fra l’altro, si potrà ugualmente adempiere alla tradizione del lancio della monetina, gesto che, secondo la leggenda, assicurerebbe il ritorno a Roma. Gli esenti dal pagamento, almeno in questa prima fase, sono i residenti nel municipio del centro storico, i bambini al di sotto dei sei anni e le persone con disabilità insieme ai loro accompagnatori.
Un esordio nella normalità, numeri alla mano
Contrariamente a qualche timore di proteste o disagi di vaste proporzioni, il primo giorno di applicazione della novità sembra essere trascorso, come riportato dagli organi competenti, in un clima di sostanziale normalità. I visitatori che hanno scelto di accedere all’area a pagamento sono stati oltre cinquemila, un dato che sembra confermare come l’introduzione di un piccolo obolo non abbia costituito una barriera dissuasiva, bensì un elemento di regolarizzazione. L’afflusso, suddiviso in turni di ingresso e quindi meglio distribuito nell’arco della giornata, ha evitato i picchi e gli assembramenti che spesso caratterizzavano l’area, restituendo una fruizione più ordinata e, probabilmente, più sicura del sito.
Il modello Trevi e il dibattito sulla "bellezza recintata"
L’iniziativa, che pure nasce da esigenze pratiche e di bilancio facilmente comprensibili, non può tuttavia non sollevare un interrogativo di carattere più ampio, che travalica i confini del rione. Quello del Campidoglio, in sostanza, costituisce un precedente significativo nella gestione dei beni culturali-iconici a libero accesso, un esperimento di "bellezza recintata" destinato a essere osservato con attenzione da altre amministrazioni che affrontano problematiche analoghe. La domanda, quindi, è se questo modello, nato per preservare Trevi dalla pressione del suo stesso successo, possa in futuro essere esportato in altre città d’arte italiane, dove monumenti parimenti celebri soffrono di identici mali: usura da calpestio, costi di conservazione elevatissimi e una massa di visitatori che rischia, a volte, di snaturare la percezione stessa del luogo.




