Mazzi giura al Quirinale, da Verona al Turismo passando per l’Arena e Sanremo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La cerimonia, brevissima, si è consumata nel silenzio quasi irreale delle stanze del Palazzo, laddove il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha ricevuto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È stata lei, su sua proposta esclusiva, a mettere la firma sul decreto di nomina che consegna le sorti del dicastero del Turisma Gianmarco Mazzi, il quale – come si legge nella nota diffusa in collaborazione con Rainews – ha prestato giuramento immediatamente, diventando operativo senza soluzione di continuità. Il nuovo ministro, che subentra alla dimissionaria Daniela Santanchè, arriva da un percorso che non è certo lineare né esclusivamente politico, anzi: la sua biografia è costellata di eventi, palchi e platee affollate, lontane anni luce dalle aule parlamentari.

Un manager dell’Arena di Verona chiamato a governare la stagione turistica

Nato nel 1960 a Verona, Mazzi ha costruito la propria reputazione professionale – e buona parte delle sue credenziali – lontano dai riflettori della Camera, dove pure siede dal 2022 nelle file di Fratelli d’Italia. Prima di quella data, dal 2017 fino all’elezione, ha ricoperto il doppio ruolo di direttore artistico e amministratore delegato della società che gestisce l’Arena di Verona, l’anfiteatro romano che lui stesso ha contribuito a trasformare in un tempio internazionale della musica, non soltanto di quella lirica ma anche dei grandi concerti rock e pop. Se oggi quell’icona archeologica della città veneta richiama visitatori da mezzo mondo, in parte il merito – dicono gli addetti ai lavori – è anche suo, sebbene Mazzi non sia mai stato un uomo da prime pagine scandalistiche.

Dalla Nazionale Cantanti ai festival di Sanremo, la lunga gavetta televisiva

La carriera di Mazzi, prima di approdare alla politica attiva, è stata quella di un manager della televisione e degli eventi dal vivo, con un passato che annovera la direzione di ben sei edizioni del festival di Sanremo e l’organizzazione di molteplici produzioni culturali e televisive. Ha frequentato studi classici e si è laureato in giurisprudenza con una tesi in diritto amministrativo, un titolo che evidentemente non ha mai messo del tutto da parte, dal momento che la sua tesi era dedicata a «L’intervento pubblico nel campo dello spettacolo fra promozione culturale e mercato». Un tema, questo, che oggi gli torna utile come un boomerang, visto che da sottosegretario alla Cultura – incarico che ha ricoperto prima nella fugace era Sangiuliano e poi con Alessandro Giuli – aveva già la delega Unesco e seguiva da vicino le politiche dello spettacolo.

Fedelissimo di Meloni, la scalata da Verona a Montecitorio passando per il giuramento

Eletto nel 2022 nelle file di Fratelli d’Italia, Mazzi è da sempre considerato uno dei fedelissimi di Giorgia Meloni, tanto che in Parlamento siede nella Commissione Cultura della Camera, dove ha maturato la maggior parte dei contatti con il mondo degli eventi e dei grandi flussi turistici. Il passaggio dal sottosegretariato alla Cultura al ministero del Turismo – un cambio di casella resosi necessario dopo le dimissioni di Santanchè – è stato rapido e senza particolari scossoni. Atteso al Quirinale per giurarmento, Mazzi ha ricevuto la nomina direttamente dalle mani di Mattarella, al termine di un incontro lampo con la presidente del Consiglio. Nessuna cerimonia tronfia, nessuna dichiarazione a caldo: solo il rito laico della firma e la stretta di mano. E mentre l’estate si avvicina, con tutte le sue incognite legate ai flussi dei viaggiatori, l’ex direttore dell’Arena si trova ora a dover gestire un portafoglio caldissimo, lui che di palchi e platee se ne intende. La partita è appena iniziata, ma il copione – a guardare il suo passato – potrebbe rivelarsi meno improvvisato di quanto si creda.

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