Turismo, Mazzi: nel 2025 l'Italia prima in Europa per pernottamenti
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Redazione Economia
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Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha annunciato che nel 2025 l'Italia ha raggiunto il primo posto nell'Unione europea per numero di pernottamenti, superando la Spagna. «Nel 2025, dai primi dati, sembra che l'Italia abbia raggiunto la cifra record di 535,5 milioni di pernottamenti, risultato che ci permette di superare la Spagna e ed insediarci al primo posto del podio in Europa», ha dichiarato in occasione della Giornata mondiale del turismo, definendo «straordinari» i risultati conseguiti dal comparto.
Il sorpasso sulla Spagna rappresenta l'ultimo obiettivo centrato da un settore che, dopo la pandemia, ha mostrato una capacità di ripresa superiore alle attese, sostenuto da una domanda internazionale in costante crescita.
La corsa iniziata nel 2022
Secondo quanto ricostruito dal ministro, il percorso di avvicinamento alla vetta europea è cominciato subito dopo l'emergenza sanitaria. «Dal 2022 ravvisiamo un aumento continuo di arrivi e presenze, nonché lo storico sorpasso sulla Francia e l'inseguimento alla Spagna in termini di pernottamenti», ha spiegato Mazzi, sottolineando come già dal 2023 l'Italia avesse superato del 4,4% gli arrivi internazionali esteri.
La progressione ha portato il Paese a conquistare la prima posizione continentale per presenze, un traguardo che l'esponente del governo attribuisce alla capacità italiana di trattenere i visitatori più a lungo. «Ed è proprio quello delle presenze il dato che vale, perché ci dice quanto a lungo un turista soggiorna da noi e quanto spende, misurando anche la nostra capacità di trattenere ricchezza sui territori», ha aggiunto.
Il ragionamento del ministro si fonda su una distinzione tecnica: il numero degli arrivi, ha osservato, è un indicatore fuorviante perché conteggia anche i passeggeri in transito per coincidenze aeree, mentre le notti trascorse nelle strutture ricettive restituiscono la misura effettiva della permanenza e della spesa.
Un comparto da oltre 240 miliardi
A sostegno della rivendicazione politica, Mazzi ha citato le stime elaborate dall'Università di Tor Vergata, secondo cui il turismo genera in Italia un impatto economico compreso tra il 13 e il 18% del prodotto interno lordo, con un valore superiore ai 240 miliardi di euro considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti. Nonostante questa dimensione, il settore continua a essere trattato, secondo il ministro, come un comparto marginale nel dibattito pubblico e nelle istituzioni europee. «Oggi a Bruxelles il turismo non ha il giusto peso. Non ha un capitolo dedicato nel bilancio dell'Unione. È paradossale perché con il turismo si mangia, eccome», ha affermato, annunciando l'intenzione di avviare la scrittura di «un manifesto per il futuro» che ne riconosca la natura industriale. La richiesta di una linea di bilancio specifica si accompagna alla rivendicazione del peso occupazionale del comparto, che le elaborazioni dell'ENIT collocano al 13,2% del totale, con una proiezione al 15,7% entro il 2035.
Semplificazioni e contratti di filiera
Sul fronte delle politiche per le imprese, il ministro ha indicato tre priorità operative: «amministrazione agile, tempi certi e procedure rapide». Un pacchetto di semplificazioni per ulteriori rami del settore è in preparazione e sarà presentato «alla prima occasione», ha assicurato, dopo che il governo ha già introdotto interventi per il comparto. Tra gli strumenti già attivi, Mazzi ha citato i contratti di filiera varati con l'ultima legge di bilancio e la misura per l'efficientamento energetico delle imprese turistiche, definendone i risultati «eccellenti».
L'approccio, ha spiegato, consiste nell'incentivare il turismo «ragionando in termini di filiera e non di singola impresa, perché il turismo si basa sull'integrazione di più servizi e beni». Sulla tassa di soggiorno, il ministro ha ribadito la contrarietà a qualsiasi aumento, precisando che l'interlocuzione con sindaci e comuni servirà a verificare che le risorse generate vengano effettivamente destinate a beneficio del settore.
La posizione sugli affitti brevi
Nel corso dell'intervista, Mazzi è tornato sulla proposta di regolamento della Commissione europea sugli affitti brevi, che aveva già definito «una minaccia per il ceto medio». «Lo confermo: è una minaccia per il ceto medio e un pericoloso divieto ideologico, perché colpisce una scelta legittima delle famiglie e va a minacciare la pienezza del diritto di proprietà dei piccoli proprietari», ha dichiarato.
Il ministro ha argomentato che vietare non serve, soprattutto di fronte a una domanda turistica che resta sostenuta, e ha rivendicato la necessità di una regolamentazione che tenga insieme il diritto di proprietà e la disponibilità di abitazioni. L'uscita si inserisce nel confronto in corso tra Roma e Bruxelles sul governo del fenomeno, che coinvolge una quota rilevante dell'offerta ricettiva extra-alberghiera.
Il quadro europeo
I dati diffusi dagli istituti statistici nazionali collocano l'Italia in una posizione di vertice nel panorama continentale. Secondo l'analisi condotta da Nomisma per Xenia nell'ambito del progetto Mapping the Tourism's Opportunities, il Paese ha registrato nel 2025 476,9 milioni di presenze complessive, corrispondenti al 15% del totale europeo, con una crescita del 2,3% rispetto all'anno precedente trainata dai flussi stranieri.
Sempre nello stesso periodo, gli arrivi totali stimati hanno superato i 138 milioni, confermando l'Italia al quarto posto continentale per numero di visitatori. Il comparto alberghiero resta il canale ricettivo di riferimento, con il 67,7% degli arrivi e il 60,4% delle presenze, mentre la permanenza media sale a 3,1 notti, segnale di una domanda orientata a soggiorni più lunghi.
I dati del primo trimestre 2026 indicano una prosecuzione del trend, con la domanda in crescita del 4,2% in termini di arrivi e del 7,5% in termini di presenze rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
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