Mazzi al turismo, un manager dello spettacolo per la sfida della crisi globale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga lista d’attesa che grava sulle spalle del neo ministro Gianmarco Mazzi, il quale venerdì scorso ha giurato nelle mani del presidente Sergio Mattarella, si traduce in una missione tutt’altro che semplice per il dicastero di Villa Ada. La sua nomina, infatti, arriva in una delle fasi più intricate per l’industria delle vacanze: il settore deve fare i conti con la crisi che sconvolge il Golfo Persico, dove il conflitto in atto sta già bloccando decine di migliaia di italiani in paesi come Emirati e Qatar -8, ma anche con i primi concreti problemi di rifornimento di carburante per gli aerei in diversi scali nazionali, senza dimenticare la grande incognita che aleggia sulla mappa dei flussi turistici per la prossima estate.

Dal palco al governo, la lunga carriera di un manager della cultura

Esiste una linea sottile, quasi invisibile, che tiene insieme il palcoscenico, la capacità di governare i grandi eventi e il Palazzo; Gianmarco Mazzi quella linea l’ha percorsa per quarant’anni. Arrivato a sessantacinque anni con un bagaglio di esperienze che spaziano dalla musica alla televisione, il nuovo ministro – che in passato ha gestito le carriere di artisti del calibro di Adriano Celentano e curato l’organizzazione di eventi iconici come il Concerto del Primo Maggio – porta con sé un approccio che non considera lo spettacolo solo come intrattenimento, bensì come infrastruttura economica del Paese. La sua figura, quella di un manager che arriva direttamente dal mondo della produzione, sostituisce Daniela Santanchè in un momento in cui il governo cerca continuità, mentre l’ex titolare del dicastero resta in equilibrio precario tra le polemiche e le vicende giudiziarie che la riguardano.

Scacchi politici, le ripercussioni del referendum e i nuovi equilibri

Tutto si è consumato in sole due settimane, un lasso di tempo brevissimo che ha visto riaprirsi diverse partite politiche sul tavolo, sia a livello nazionale che locale. La vittoria del “No” al referendum sulla Giustizia, celebrata dalla maggioranza in quasi tutto il Paese ad eccezione del triangolo del Nord che va dal Veneto alla Lombardia (le uniche aree a trazione centrodestra dove ha trionfato il “Sì”), ha generato inevitabili scosse telluriche all’interno dell’esecutivo. Ne sono prova le immediate dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro, finito nell’occhio del ciclone per la sua partecipazione in una società romana, e quelle di Giusi Bertolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, la quale aveva fatto parlare di sé per le dure dichiarazioni sui magistrati durante la campagna referendaria.

Prima giornata a Villa Ada tra accoglienze e burocrazia

Ad accoglierlo nella sua prima giornata di lavoro al Mitur, oltre ai dipendenti e all’ufficio stampa, c’era Gianluca Caramanna, responsabile del Dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia, che non ha perso tempo nel pubblicare sui social una foto con il neoministro. Un’immagine, quella diffusa dal parlamentare, che vale più di mille parole: “Subito al lavoro con il ministro Mazzi – si legge nel post – per valorizzare al meglio la nostra splendida nazione, ricca di bellezza, cultura e tradizioni uniche al mondo”. Un benvenuto che suona come una dichiarazione d’intenti per il neo-responsabile, chiamato ora a navigare tra i fondi europei del Pnrr e le richieste di un comparto che rappresenta uno dei motori principali dell’economia nazionale.

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