Il ragionier Giovannini, quel bronzo nella mass start che sa di rivincita e porta l'Italia a trenta medaglie
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Redazione Sport
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C’è chi il ghiazzo lo solca da una vita, aspettando il momento esatto in cui la strategia, quella studiata a tavolino, si sposa con la rabbia di chi non vuole più aspettare. Andrea Giovannini, 32 anni, trentino di Baselga di Piné, quel momento l’ha trovato sabato all’Arena di Rho, quando ha incollato allo steccato il favoritissimo Jordan Stolz e si è preso il bronzo nella mass start, la corsa con partenza in linea che di questi Giochi è diventata forse l’emblema più autentico. Una medaglia, la sua, che vale doppio: è il suo primo podio individuale in quattro partecipazioni olimpiche, ma è anche la trentesima per l’Italia, un traguardo che sembrava utopia solo qualche settimana fa. E se il “ragioniere” – geometra di formazione, con la passione per la filosofia e la lettura – ha sempre costruito le sue gare con il bilancino del contabile, stavolta ha dovuto fare i conti con una fuga che ha mandato in fumo tutti i pronostici.
Perché la finale maschile, va detto, ha preso una piega che neppure i più arditi sceneggiatori avrebbero potuto scrivere. Al terzo giro, l’olandese Jorrit Bergsma, 40 anni e una gamba che non conosce il passare del tempo, ha deciso che era ora di fare sul serio e se n’è andato via con il danese Viktor Hald Thorup. Il gruppo, quello dei grandi e dei campioni, è rimasto a guardare, forse illudendosi che i due fuggitivi sarebbero rientrati prima o poi. Non è successo. E mentre Bergsma e Thorup si giocavano l’oro e l’argento, alle loro spalle si è acceso un derby per il bronzo che aveva il sapore della salvezza. Lì, nel manipolo dei primi inseguitori, c’era anche Giovannini, che non si è perso d’animo. Anzi, ha aspettato l’ultimo giro, quello che conta, per piazzare la stoccata decisiva: un parziale di 23”1, un crono che in Europa non si era mai visto, per beffare proprio Stolz, il fuoriclasse americano già due volte oro in questi Giochi e dato per favoritissimo anche in questa circostanza. È stata una volata pazzesca, di quelle che ti fanno male ai polmoni solo a guardarle, e che ha regalato all’azzurro il gradino più basso del podio, ma anche la consapevolezza di aver chiuso un cerchio -1-3-4.
Dalle prime scivolate sul lago alla consacrazione iridata
Per capire cosa rappresenti questa medaglia per Andrea Giovannini, bisogna tornare indietro di qualche anno, quando lui era quel bambino che a sei anni faticava a stare in equilibrio sul lago gelato di Baselga di Piné. I genitori lo iscrissero al Circolo Pattinatori Piné, più per farlo divertire che per farne un campione, e invece ne venne fuori una passione divorante. Cresciuto nel mito di Enrico Fabris, il ragazzo ha scalato tutte le categorie con una determinazione silenziosa, fatta di sacrifici e di studio. Perché Giovannini, in pista, non è solo un atleta: è uno che legge le gare, che le interpreta, che sa quando è il momento di sprecare energia e quando invece è meglio restare coperti. Una dote, questa, che gli ha permesso di diventare campione del mondo nella mass start ad Hamar nel 2025 e nell’inseguimento a squadre a Calgary l’anno prima, e di mettere in bacheca due Coppe del Mondo consecutive -2-6-8.
E non è un caso che il bronzo di sabato sia arrivato a pochi giorni dall’oro conquistato nell’inseguimento a squadre insieme a Davide Ghiotto e Michele Malfatti. Perché Giovannini è anche questo: un uomo di gruppo, un leader silenzioso che sa trascinare i compagni quando c’è bisogno. Le Fiamme Gialle, il suo sportivo, lo hanno sempre sostenuto, e lui ha ripagato la fiducia con risultati che lo pongono di diritto tra i grandi del pattinaggio di velocità italiano. Ma al di là dei numeri e dei titoli, colpisce la sua storia personale: quel diploma di geometra, l’amore per la lettura e la filosofia, la moglie Linda e i figli Enea e Celeste, che gli danno l’equilibrio fuori dalla pista -2-8.
Una gara tatticamente folle e un podio che profuma di storia
La mass start, si sa, è una disciplina imprevedibile. Sedici giri di pista, partenza in linea, punti sprint intermedi e un finale che spesso premia i più furbi più che i più forti. Ma quello che è successo all’Arena di Rho ha dell’incredibile. La fuga di Bergsma e Thorup, come detto, ha spaccato la gara in due tronconi, e il gruppo dei migliori si è ritrovato a lottare per le briciole. Una situazione che avrebbe potuto mandare nel panico chiunque, ma non Giovannini, che ha mantenuto la lucidità del freddo calcolatore. Il suo quarto posto in semifinale, con 13 punti sprint, era già un biglietto da visita importante, ma in finale ha dato prova di una maturità agonistica fuori dal comune -4.
Quando è scattato l’ultimo giro, il trentino era quinto o giù di lì, ma la sua progressione è stata devastante. Ha superato Chung, ha superato Gelinas-Beaulieu, e poi si è messo alle spalle proprio Stolz, lo statunitense che fino a quel momento aveva dominato le distanze brevi. Un risultato che sa di beffa per il giovane americano, ma che per l’Italia vale tantissimo: è la quinta medaglia del pattinaggio su pista lunga in questi Giochi, un bottino che nessuno si aspettava e che rilancia una disciplina spesso considerata minore -1-4. Per Giovannini, invece, è la realizzazione di un sogno coltivato per anni, fin da quando, ragazzino, guardava le Olimpiadi in televisione e sognava di esserci, magari da protagonista.
Il Trentino e l’Italia, un connubio vincente sul ghiaccio di casa
E se il pattinaggio di velocità è stato il grande motore di queste Olimpiadi di Milano-Cortina, con cinque medaglie all’attivo, il Trentino ne è stato il cuore pulsante. Con il bronzo di Giovannini, la delegazione trentina sale a quota quattordici medaglie, un numero impressionante se si pensa alla dimensione della regione -9. Un dato che racconta di un territorio dove lo sport invernale è cultura, tradizione, e soprattutto scuola. Lo sa bene Giovannini, che sul lago ghiacciato di Baselga di Piné ha mosso i primi passi, e che oggi torna a casa con due medaglie al collo – l’oro di squadra e il bronzo individuale – che profumano di leggenda.
Ma al di là dei numeri e delle statistiche, la sua rimonta vale soprattutto per il messaggio che lancia: nel pattinaggio, come nella vita, la testa conta almeno quanto le gambe. E il “ragionier” Giovannini, con quel suo aplomb da impiegato modello e quella sua tenacia da guerriero, ne è la prova vivente. Mentre Bergsma e Thorup festeggiavano le medaglie più pregiate, lui stringeva il bronzo al petto con l’orgoglio di chi sa di aver scritto una pagina importante dello sport italiano. Trentesima medaglia per l’Italia, certo, ma soprattutto primo podio individuale per un atleta che ha aspettato 32 anni e quattro Olimpiadi per gridare al mondo il suo valore. E ne è valsa la pena -1-3.
Description: Andrea Giovannini vince il bronzo nella mass start a Milano-Cortina 2026, regalando all'Italia la trentesima medaglia. Una volata da manuale beffa il favorito Stolz.




