Il Consiglio di Stato legittima il check-in digitale per i b

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una sentenza del Consiglio di Stato ha recentemente tracciato un nuovo solco nel settore extralberghiero, chiarendo, non senza suscitare un vivace dibattito, le modalità con cui gli ospiti delle strutture ricettive devono essere identificati. La pronuncia, che ribalta una precedente decisione del Tar, stabilisce con fermezza l'obbligo del riconoscimento "de visu", sebbene ne amplii i confini operativi oltre la stretta presenza fisica. L'interpretazione di questo concetto, che fino a poco tempo fa sembrava confinata all'incontro faccia a faccia, viene così aggiornata alle potenzialità offerte dalla tecnologia digitale, aprendo a una fase applicativa che richiederà certamente ulteriori precisazioni.

Il nodo tecnologico e la circolare del Viminale

La questione, che aveva già conosciuto un momento di forte attrito in seguito a una circolare emanata dal Viminale nel maggio scorso, ruota intorno all'impiego di mezzi idonei per assolvere all'obbligo di legge. Il Consiglio di Stato, nel suo ragionamento, ha infatti specificato che l'identificazione, pur dovendo avvenire "de visu" per inderogabili ragioni di sicurezza, non esclude a priori l'utilizzo di piattaforme digitali per la videoverifica. Questo passaggio, che alcuni leggono come una legittimazione del check-in a distanza, segna una svolta significativa per i gestori, i quali si trovano a dover bilanciare le esigenze di controllo con le moderne pratiche di accoglienza.

Le reazioni contrastanti degli operatori di settore

Dal mondo delle associazioni, le voci che giungono appaiono diametralmente opposte, a testimonianza di una frattura su come implementare la norma. Da un lato, Federico Traldi, presidente di Albaa, sottolinea come la sentenza autorizzi espressamente le procedure da remoto, purché condotte con strumenti tecnologici appropriati; una lettura che, a suo dire, "finalmente chiarisce quello che si può e che non si può fare", ponendo fine a un periodo di ambiguità. Dall'altro, Giuseppe Roscioli di Federalberghi plaude alla decisione come a un ritorno alla normalità, enfatizzando i benefici in termini di sicurezza e tranquillità, specialmente per i residenti degli immobili che ospitano locazioni turistiche.

Il futuro applicativo e l'importanza dei controlli

Ciò che emerge con chiarezza è la volontà del supremo consesso di non abdicare al principio di verifica diretta dell'ospite, scongiurando così il fenomeno dei cosiddetti "check-in fantasma", sebbene ne ridefinisca i contorni in un'epoca dominata dalla digitalizzazione. La consegna delle chiavi, un tempo momento fisico e tangibile, potrà forse avvenire attraverso dispositivi elettronici, ma il cuore dell'obbligo – l'accertamento dell'identità mediante documento – rimane un presidio non negoziabile. La sentenza, quindi, non chiude la partita ma la affida a una successiva fase in cui dovranno essere gli stessi operatori, e le forze dell'ordine nel loro ruolo di vigilanza, a dare concretezza a questi principi, assicurandone una corretta applicazione.

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