Il Consiglio di Stato chiarisce le regole per il check-in a distanza negli affitti brevi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C'è un'unica certezza, destinata a segnare il futuro del settore degli affitti brevi: chi gestisce una struttura ricettiva, che si tratti di un bed and breakfast o di un appartamento in locazione turistica, ha l'obbligo inderogabile di identificare "de visu" gli ospiti che vi soggiornano. Ciò che fino a poco tempo fa appariva come un concetto legato esclusivamente alla presenza fisica, con tutte le difficoltà operative che ne potevano conseguire per le strutture più piccole o per quelle con gestioni flessibili, trova ora una sua definizione più articolata e tecnologica. La questione, che aveva generato un ginepraio di interpretazioni e polemiche, è stata recentemente affrontata dal Consiglio di Stato, il quale ha fornito quelle precisazioni attese da molti, tracciando un confine netto tra ciò che è lecito e ciò che, invece, costituisce una violazione degli obblighi di legge.

La svolta tecnologica nel riconoscimento "de visu"

La sentenza, giunta sul ricorso presentato dal ministero dell'Interno, ha stabilito con chiarezza che il riconoscimento "de visu" richiesto dalla normativa di pubblica sicurezza non deve necessariamente avvenire con un incontro faccia a faccia. Il verdetto, che ribalta una precedente posizione del Tar del Lazio, apre infatti alla possibilità di utilizzare strumenti tecnologici per adempiere a questo obbligo, purché la verifica dell'identità avvenga in tempo reale. Ciò significa che un semplice scambio di documenti via email o l'utilizzo di sistemi automatizzati di self check-in, privi di un contatto live, non sono considerati sufficienti. L'identificazione, per essere valida, deve svolgersi attraverso un videocollegamento in diretta, che consenta di confrontare i dati del documento d'identità con il volto della persona, assicurando in questo modo tracciabilità e sicurezza.

Le reazioni del settore e il percorso verso l'adeguamento

La decisione del Consiglio di Stato, come sottolineato da alcuni rappresentanti delle categorie interessate, viene accolta non come un semplice via libera, bensì come un atteso chiarimento che mette fine a un periodo di grande incertezza. Federico Traldi, presidente di Albaa, l'associazione delle strutture extra alberghiere del Lazio, ha commentato la pronuncia evidenziando come essa definisca con precisione i limiti e le possibilità. «La sentenza dice che si può fare il check-in a distanza, purché con mezzi idonei» ha affermato, aggiungendo che si prevede un periodo di circa sei mesi necessario affinché gli operatori del settore possano adeguarsi pienamente a queste nuove modalità operative, le quali richiederanno l'implementazione di piattaforme tecnologiche affidabili.

Implicazioni pratiche per host e viaggiatori

Le conseguenze di questa sentenza si riverberano sulle pratiche quotidiane di migliaia di host e sulla esperienza di altrettanti viaggiatori. Viene meno, di fatto, la possibilità dei cosiddetti "check-in fantasma", quei meccanismi completamente automatizzati che non prevedono alcuna interazione tra chi ospita e chi è ospitato. D'ora in poi, anche per un check-in effettuato a distanza, sarà indispensabile un collegamento in diretta, seppur virtuale, che certifichi l'identità del cliente. Questo passaggio, se da un lato introduce un vincolo procedurale più stringente, dall'altro delinea un quadro normativo più stabile, nel quale operare con la consapevolezza di rispettare la legge, garantendo al contempo un livello di sicurezza che le sole tecnologie passive non potevano assicurare.

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