Abb investe 100 milioni a Dalmine, nuovo stabilimento e 200 posti di lavoro nel triennio
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Redazione Economia
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Cento milioni di dollari, una scommessa industriale che non nasce dal nulla ma che affonda le radici in un territorio, quello bergamasco, da decenni avvezzo alle sfide della produzione avanzata. Abb, la multinazionale svizzera che guida il mercato globale nell’elettrificazione e nell’automazione, ha messo nero su bianco un piano che porterà a Dalmine un nuovo stabilimento, destinato a sorgere a poche centinaia di metri dall’attuale sede operativa – attiva dal 1979 – e la cui ultimazione è prevista entro l’inizio del 2029. L’investimento, come si legge nell’annuncio, non si limita a un mero ampliamento logistico: punta a potenziare le capacità produttive nelle tecnologie di media tensione, nei quadri elettrici e nei componenti, senza trascurare le attività di service per interruttori di media e bassa tensione.
Un’operazione da 100 milioni che ridisegna il polo bergamasco
La cifra, 100 milioni di dollari, verrà distribuita lungo un arco di tre anni, durante i quali il cantiere – che sorgerà in prossimità dello stabilimento storico – prenderà forma. Il sito di Dalmine, riconosciuto da tempo come un’eccellenza non solo all’interno del Gruppo ma più in generale nel panorama industriale italiano, riceverà così una valorizzazione sostanziale. E non è un caso se l’operazione arrivi in un momento in cui le reti elettriche, spinte dalla transizione tecnologica e dalla domanda di infrastrutture più resilienti, chiedono risposte concrete. Abb intende consolidare il proprio supporto ai clienti impegnati nella modernizzazione degli impianti, offrendo loro soluzioni avanzate per la distribuzione dell’energia. Ma il dato che più di ogni altro segna il territorio è un altro: quello occupazionale.
Duecento assunzioni nel triennio, l’impatto sul lavoro locale
Duecento nuovi posti di lavoro, una cifra che nei prossimi tre anni verrà assorbita proprio dal nuovo stabilimento. Non si tratta di promesse astratte: l’annuncio dell’azienda fissa un orizzonte temporale preciso e un legame diretto con l’investimento produttivo. Le assunzioni, verosimilmente, copriranno figure tecniche legate alla produzione di componenti per media tensione, alla manutenzione degli interruttori e alla gestione dei quadri elettrici. L’indotto, sebbene non quantificato nell’annuncio, potrebbe trarre giovamento da questa iniezione di risorse, anche se il comunicato aziendale si concentra esclusivamente sui numeri interni al polo di Dalmine. Quel che è certo è che la provincia bergamasca, già cuore pulsante di molte realtà metalmeccaniche, vede arrivare un segnale di segno opposto rispetto alle crisi che hanno colpito altri comparti.
Dalla cronaca nera alle inchieste, un territorio che non si ferma
Non mancano, nel medesimo contesto territoriale, vicende giudiziarie che hanno segnato l’opinione pubblica – si pensi ad alcune inchieste su infiltrazioni e appalti nel settore edile – ma l’operazione Abb sembra muoversi su un binario trasparente e industriale, lontana da quelle zone d’ombra che talvolta hanno offuscato la crescita di altri poli. Né l’azienda né gli inquirenti hanno per ora prodotto collegamenti tra questo investimento e fatti di cronaca nera. L’attenzione resta tutta sui numeri: 100 milioni di dollari, 200 assunzioni, un triennio di lavori. E su una scelta localizzativa che non è casuale. Dalmine, con la sua storia industriale e la vicinanza a nodi logistici e autostradali, si conferma una delle roccaforti della manifattura lombarda. L’arrivo di questo stabilimento, a poche centinaia di metri da quello esistente, fa il paio con la volontà di non disperdere competenze, ma anzi di aggregarle in un perimetro ristretto, dove sinergie e know-how si sommano.
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