Funivia del Faito, l’allerta ignorata e il cavo sostituito: i punti oscuri della tragedia
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Redazione Interno
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Nonostante l’avviso di allerta meteo giallo, emanato dalla Protezione civile della Campania già dalle 14 di giovedì 17 aprile, la funivia del Monte Faito ha continuato a operare regolarmente. L’allerta, valida fino alle 8 del giorno successivo, prevedeva «piogge, temporali, grandine e raffiche di vento», condizioni che avrebbero dovuto suggerire maggiore prudenza. Eppure, intorno alle 14.40, il cavo di trazione dell’impianto – sostituito da appena tre mesi – ha ceduto, provocando la caduta della cabina diretta verso la vetta. All’interno viaggiavano il macchinista, Carmine Parlato, dipendente dell’Eav, e quattro turisti: tre di loro sono morti sul colpo, mentre il quarto è stato trasportato in gravi condizioni all’Ospedale del Mare.
Parlato, descritto da colleghi e amici come «un ragazzo adorabile e un lavoratore instancabile», aveva iniziato la sua carriera alla Trasporti Vesuviani prima di passare all’Ente autonomo Volturno. «Facevi il tuo lavoro con passione», ha scritto un amico su Facebook, ricordando la sua dedizione. Ma le domande che ora sorgono riguardano soprattutto le responsabilità dietro l’incidente. Perché la funivia è rimasta in funzione nonostante l’allerta? E com’è possibile che un cavo sostituito così di recente abbia ceduto in circostanze che, seppur critiche, rientravano in uno scenario previsto?
Oltre alla cabina precipitata, altre 16 persone sono rimaste bloccate a mezz’aria vicino alla stazione di Castellammare di Stabia, dove i vigili del fuoco le hanno tratte in saldo una alla volta con operazioni di imbrago. Altre verifiche sono in corso per accertare se nell’altra cabina, ferma nei pressi della stazione a monte, vi fossero passeggeri al momento dell’incidente.




