La tragedia della funivia del Faito: la moglie del macchinista chiede giustizia
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Redazione Interno
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Carmine Parlato, il macchinista Eav di 59 anni morto nel crollo della funivia del Faito lo scorso 17 aprile, aveva scritto una lettera alla moglie Elvira per il loro 25esimo anniversario di matrimonio. "Mi auguro di vivere fino al prossimo anniversario", aveva confidato, senza immaginare che il destino gli avrebbe negato quel futuro. Quelle parole, ora, risuonano come un’amara premonizione.
Elvira, dopo aver sepolto il marito il 26 aprile a Castellammare di Stabia, ha parlato con fermezza: "Non può essere stata una fatalità. Queste morti meritano risposte". La sua voce si unisce a quella delle altre famiglie colpite dalla tragedia, che ha strappato la vita a cinque persone, tra cui la giovane Janan Suliman, 25 anni, e i coniugi britannici Elaine Margaret e Derek Winn, rispettivamente di 58 e 65 anni.
L’unico sopravvissuto, Thabet Suliman, fratello di Janan, è ancora ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale del Mare di Napoli. I medici lo descrivono "sveglio e collaborante", e nelle scorse ore ha potuto scambiare qualche parola con il fratello, anche lui medico. Le sue condizioni, secondo l’Asl Napoli 1 Centro, mostrano segni di miglioramento, soprattutto nei parametri respiratori dopo la sospensione della sedazione.
Mentre le indagini proseguono per accertare le cause del cedimento della cabina, precipitata da un’altezza di oltre 30 metri, le domande si moltiplicano. La funivia, gestita dall’Eav, era stata oggetto di controlli e manutenzioni, ma i familiari delle vittime chiedono chiarezza. "Mio marito conosceva bene quel mezzo", ha sottolineato Elvira, "e non avrebbe mai ignorato un pericolo".




