Tragedia della funivia del Faito, sequestrato l’impianto: quattro vittime e un mistero da sciogliere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’impianto della funivia del Monte Faito, teatro giovedì pomeriggio di un incidente che ha causato la morte di quattro persone, è stato posto sotto sequestro dalla Procura di Torre Annunziata. A disposizione del procuratore Nunzio Fragliasso, che coordina le indagini ipotizzando al momento i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, finiscono non solo le stazioni di partenza e arrivo – quella di Castellammare di Stabia e quella a quota 1092 metri – ma anche i piloni, la cabina precipitata, quella rimasta intatta a valle, il cavo spezzato e un ufficio contenente documentazione tecnica.

«La cabina a monte non si è fermata, schiantandosi contro il pilone successivo», ha spiegato Umberto De Gregorio, presidente dell’Eav, l’ente regionale che gestisce l’impianto. Mentre quella a valle, dopo essersi arrestata, aveva permesso ai passeggeri di scendere senza conseguenze, l’altra avrebbe proseguito la corsa «a tutta velocità», provocando il disastro. Le parole di De Gregorio escludono, almeno in questa fase, che il vento possa aver avuto un ruolo determinante.

La dinamica, ancora da chiarire nei dettagli tecnici, lascia aperte diverse questioni. Le verifiche si concentrano sul sistema di sicurezza, sulla manutenzione e sul funzionamento dei meccanismi di arresto, considerato che il cavo – elemento cruciale – si è rotto durante l’impatto. La documentazione sequestrata potrebbe rivelare eventuali negligenze o anomalie nella gestione dell’impianto, che ora è fermo in attesa degli esiti delle perizie.

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