Ranucci e il sondaggio segreto di Lavitola: "Balle, non mi candido". Ma il faccendiere preparava il "campo largo"
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Redazione Interno
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La bomba inesplosa sotto casa di Sigfrido Ranucci, un ordigno piazzato davanti alla sua abitazione di Pomezia la scorsa ottobre, sta aprendo uno scenario che va ben oltre l'attentato dinamitardo.
Mentre la Procura di Roma continua a indagare sul ruolo di Valter Lavitola, l'imprenditore pluripregiudicato indicato come possibile mandante dell'azione criminosa, nelle ultime ore è emersa una pista che aggiunge un elemento inedito al caso: un sondaggio commissionato dallo stesso Lavitola per testare la popolarità del conduttore di Report in vista di una sua possibile discesa in campo nel "campo largo" del centrosinistra. Una prospettiva che Ranucci, interpellato dal Corriere della Sera, ha liquidato con una netta smentita: "Balle. Non ho mai voluto".
L'ipotesi del sondaggio e il ruolo di Ranucci
Secondo quanto ricostruito dal quotidiano La Verità, e poi confermato da altre fonti, Valter Lavitola avrebbe elaborato un questionario per sondare il gradimento di Ranucci come possibile leader alternativo a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Un'iniziativa che, nelle intenzioni del faccendiere, mirava a verificare la fattibilità di una candidatura politica del giornalista. Ranucci non nega di aver visto il materiale, ma respinge con forza l'idea che vi fosse un progetto condiviso. "Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. sapeva bene che non mi sarei candidato", ha spiegato, aggiungendo che, a suo avviso, l'imprenditore cercava semplicemente di "accreditarsi verso altri".
Le dichiarazioni del giornalista arrivano mentre il dibattito politico e mediatico si infiamma. La destra, in particolare Fratelli d'Italia, cavalca l'ipotesi di un legame tra l'attentato e le presunte ambizioni politiche del conduttore, tentando di screditare il lavoro di Report e l'operato dello stesso Ranucci. Un'operazione che il giornalista respinge al mittente, definendo queste illazioni come un tentativo di colpire la trasmissione per interposta persona. "L'ipotesi dell'attentato in stile Trump? Peccato che abbia sempre rifiutato di candidarmi. Non regge", ha tuonato Ranucci.
Il legame tra Ranucci e Lavitola e la pista dell'inchiesta
La vicenda del sondaggio getta nuova luce sul controverso rapporto tra il conduttore di Report e l'imprenditore ora indagato. Ranucci ha ammesso di aver frequentato Lavitola e di averlo considerato un amico, al punto da riceverlo a casa propria, ma ha sempre tenuto a distinguere il rapporto personale dall'indipendenza della trasmissione. "Ranucci può avere degli amici. Report no", ha affermato, respingendo l'idea che l'amicizia potesse condizionare il lavoro della testata.
Il giornalista ha inoltre rivelato di aver conosciuto Lavitola grazie al collega Guido Ruotolo e di aver coltivato il rapporto anche per ragioni professionali, come la possibilità di ottenere un'intervista a Marcello Dell'Utri.
Per quanto riguarda il movente dell'attentato, Ranucci continua a escludere la pista politica e a indicare invece un servizio di Report sui cantieri navali come la causa più plausibile dell'ordigno. "Penso che la più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria", ha dichiarato, ribadendo la sua convinzione che l'obiettivo fosse "interrompere un flusso di informazioni nei confronti di Report".
I magistrati, intanto, proseguono le indagini con l'obiettivo di ricostruire la filiera che ha portato al piazzamento della bomba e di chiarire il ruolo di ciascun coinvolto.




