Sala spinge su San Siro, ma la partita si gioca in Consiglio
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Redazione Sport
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La giunta comunale di Milano, guidata dal sindaco Giuseppe Sala, ha esaminato la delicata delibera concernente la vendita dello stadio di San Siro e dell’area circostante alle società Milan e Inter, senza però sottoporla a votazione formale. Un passaggio inedito, che di fatto rimanda la decisione finale al Consiglio comunale, sul quale grava ora l’onere di esprimersi su un’operazione urbanistica di enorme portata. La proposta, avanzata da quattro dirigenti – tra i quali figurano anche Christian Malangone e Simona Collarini, coinvolti nelle indagini della magistratura – e firmata da tre assessori, ovvero la vicesindaca Anna Scavuzzo, Emmanuel Conte e Martina Riva, è dunque approdata in Aula senza un endorsement esplicito dell’esecutivo.
L’iter irrituale, che ha evitato una presa di posizione netta da parte della giunta, sembra riflettere la complessità di un dossier che divide la politica e l’opinione pubblica. Il progetto prevede non solo la cessione dell’esistente, ma anche la costruzione di un nuovo impianto da almeno 71.500 posti nell’area attualmente adibita a parcheggio e a Parco dei Capitani, la demolizione del Meazza – al cui posto sorgeranno un centro commerciale, un museo dedicato alle due squadre e del verde pubblico – e una complessa operazione di rifunzionalizzazione dell’intera zona.
Significativa, in questo contesto, l’assenza del sindaco Sala alla conferenza stampa indetta per illustrare una decisione da lui stesso in passato definita cruciale, al punto da minacciare dimissioni in caso di bocciatura. Il primo cittadino, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, affidando alla vicesindaca Scavuzzo il compito di illustrare un testo descritto come “blindato”, ha lasciato Milano subito dopo la riunione per un incontro istituzionale a Genova. Una mossa che non passa inosservata, considerando il peso politico dell’operazione.




