Via Pantano, la rabbia dopo la morte di Matteo D’Ambrosio: buio e marciapiedi fantasma, scatta la raccolta firme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il lutto, a Guidonia Montecelio, ha lasciato presto il posto a una reazione più viscerale, quella che nasce dalla consapevolezza che la vita di Matteo D’Ambrosio, studente di 23 anni (22 per alcune fonti, data l’imminenza del compleanno), potrebbe essere stata solo l’ultima, tragica vittima di un’infrastruttura che i residenti non esitano a definire una trappola.

È il caso di via Pantano, l’arteria provinciale Sp27/b che ha fatto da scenario all’investimento avvenuto nella notte tra venerdì e sabato: un tratto di strada descritto come un rettilineo buio, privo di marciapiedi e, dopo il tramonto, trasformato in una sorta di pista da corsa improvvisata.

La mobilitazione popolare, concretizzatasi in una raccolta firme destinata a richiedere interventi strutturali urgenti, è il termometro di una tensione che covava da tempo, esplosa con la forza dirompente di una morte violenta e, per di più, causata da un conducente che ha inizialmente proseguito la sua corsa senza fermarsi.

Una serata tra amici, un rientro spezzato

Matteo, che secondo quanto riportato dalla madre Francesca avrebbe compiuto 23 anni tra pochi giorni, aveva trascorso la serata all’Agripub insieme a un gruppo di coetanei. L’ultimo messaggio inviato alla donna, un cuore rosso per augurarle la buonanotte, aveva lo scopo di tranquillizzarla: il ragazzo le aveva infatti garantito che sarebbe rientrato presto, limitandosi a raggiungere l’auto lasciata parcheggiata poco distante.

Ed è proprio nel percorrere quegli ultimi, fatali metri lungo via Pantano – in un tratto compreso tra via Maremmana Inferiore e viale Roma – che il gruppo si è trovato improvvisamente sulla traiettoria di una Renault Clio. L’impatto, violentissimo, non ha lasciato scampo a Matteo, mentre un suo amico, colpito a sua volta dal veicolo, è rimasto ferito in modo grave ma non letale, riportando traumi che, sebbene seri, non ne hanno messo a rischio l’incolumità.

La fuga, la costituzione e il responso dell’alcol test

Il conducente dell’auto, identificato successivamente come un operaio del posto di 26 anni, non si è fermato a prestare soccorso. La fuga è durata però solo alcune ore: nel pomeriggio di sabato, il giovane si è presentato spontaneamente alla tenenza dei carabinieri di Guidonia, ammettendo la propria responsabilità. Una volta sottoposto agli accertamenti del caso, è emerso un dettaglio fondamentale che potrebbe aggravargli la posizione: l’alcol test ha dato esito positivo, configurando così l’ipotesi di reato di omicidio stradale aggravato oltre a quella di omissione di soccorso.

I militari dell’Arma, che avevano già avviato le indagini acquisendo i filmati delle telecamere della zona, hanno provveduto al sequestro della vettura – una Renault Clio intestata al padre del 26enne – sulla quale sono stati rinvenuti i classici segni compatibili con la dinamica dell’impatto. In attesa degli esami tossicologici più approfonditi, che potranno chiarire l’eventuale assunzione di altre sostanze, il 26enne resta al centro delle indagini.

Un minorenne nel veicolo e la svolta investigativa

Un elemento che aggiunge complessità al quadro giudiziario riguarda la presenza, all’interno della Clio al momento del tragico impatto, di un ragazzo minorenne. Come riportato dalle fonti investigative, anche quest’ultimo si è presentato successivamente in caserma, dichiarando di trovarsi a bordo del veicolo durante l’investimento.

Per lui, che non risulta aver subito conseguenze fisiche, è scattata una denuncia a piede libero per omissione di soccorso: il semplice fatto di essere stato testimone dell’incidente e di non essersi attivato né per prestare aiuto ai giovani investiti né per bloccare la fuga del conducente costituisce, agli occhi della magistratura, un comportamento sanzionabile.

La dinamica esatta – se il minore abbia tentato o meno di dissuadere l’amico dalla fuga – sarà oggetto di approfondimento, ma al momento la sua posizione appare marginale rispetto a quella del guidatore, pur rimanendo penalmente rilevante.

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