Si costituisce il pirata della strada di Guidonia: 26enne ubriaco dopo la morte di Matteo D’Ambrosio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è presentato spontaneamente nel pomeriggio di oggi presso la tenenza dei carabinieri di Guidonia Montecelio, ponendo così fine a una fuga durata alcune ore, il pirata della strada che nella notte tra venerdì e sabato ha travolto e ucciso il ventitreenne Matteo D’Ambrosio.

L’incidente, avvenuto lungo via Pantano (la strada provinciale 27/b che costeggia la zona dei locali notturni), ha visto il giovane studente – il quale avrebbe compiuto 23 anni proprio il prossimo 24 giugno – perdere la vita sul colpo a causa della violenza dell’impatto, mentre un suo coetaneo, rimasto miracolosamente illeso o comunque fuori pericolo, ha assistito impotente alla scena.

L’identità del conducente e l’accusa di omicidio stradale

Il conducente del mezzo coinvolto, risultato essere un operaio ventiseienne originario del posto e sprovvisto di precedenti penali, ha quindi deciso di costituirsi dopo che i carabinieri avevano già avviato le ricerche basandosi sulle testimonianze dei presenti e sui filmati delle telecamere di sorveglianza della zona.

Una volta in caserma, gli esami del sangue cui è stato sottoposto hanno rivelato la positività all’alcol test; una circostanza, questa, che aggrava ulteriormente la sua posizione processuale, dato che ora si trova formalmente indagato per i reati di omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso. Le forze dell’ordine hanno provveduto al sequestro della Renault Clio utilizzata per lo schianto (vettura che risulta intestata al padre del giovane), sulla quale i periti hanno già riscontrato ammaccature e danni compatibili con la dinamica dell’investimento.

La presenza del minorenne e la denuncia per omissione di soccorso

Non solo il conducente, però, si è presentato davanti ai militari: con un risvolto investigativo che ha ampliato il numero dei coinvolti, anche un ragazzo minorenne (residente nella stessa area e risultato estraneo ai precedenti fascicoli penali) si è costituito poche ore dopo, ammettendo di trovarsi a bordo della Clio al momento della tragedia.

Per lui, sebbene non fosse alla guida, le conseguenze penali sono comunque pesanti: l’accusa elevata a suo carico è quella di omissione di soccorso, poiché dopo il tremendo impatto – che ha lanciato il corpo della vittima contro l’asfalto – né lui né l’automobilista si sono fermati per prestare aiuto o allertare i sanitari, fuggendo invece verso direzione ignota. La sua posizione è ora al vaglio del tribunale dei minori, mentre si attendono anche gli esiti degli accertamenti tossicologici disposti dalla procura sul guidatore maggiorenne.

La dinamica dello schianto e le indagini della procura

La ricostruzione dell’accaduto, suffragata dalle parole del superstite (il giovane che camminava accanto a D’Ambrosio) e dai rilievi tecnici effettuati sulla scena del crimine, descrive una serata di ordinaria movida trasformata improvvisamente in tragedia.

I due amici, dopo essere usciti da un locale della zona (secondo alcune fonti un pub o una discoteca), stavano percorrendo a piedi il margine della carreggiata per raggiungere la propria auto in sosta, quando la vettura guidata dal 26enne è sopraggiunta alle loro spalle ad altissima velocità, falciandoli senza neppure azionare i freni.

Proprio l’esito positivo dell’alcol test, che configura l’ipotesi della guida in stato di ebbrezza, rappresenta al momento l’elemento chiave per l’accusa di omicidio stradale aggravato, un reato che prevede pene severe come sancito dalle riforme legislative degli ultimi anni.

Al momento, l’automobilista si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto o della notifica delle garanzie difensive, mentre la salma di Matteo D’Ambrosio è stata trasferita all’obitorio del Verano in attesa dell’autopsia disposta dalla magistratura.

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