Il Perù cambia di nuovo presidente: José María Balcázar prende il posto di Jerí dopo la censura del Congresso
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Redazione Esteri
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Il Parlamento unicamerale del Perù, con i suoi 130 seggi, ha nuovamente fatto ricorso allo strumento della censura per rimuovere un presidente della Repubblica, e l'ennesimo avvicendamento ai piani alti del potere esecutivo si è consumato lunedì 17 febbraio con la destituzione di José Enrique Jerí. Quest’ultimo, che aveva assunto la guida dello Stato in qualità di presidente del Congresso dopo la rimozione di Dina Boluarte nell’ottobre del 2025, è stato sfiduciato con 75 voti favorevoli, 24 contrari e 3 astensioni -3-8. La mozione presentata dalle forze di opposizione, che ha di fatto dichiarato vacante la massima carica dello Stato, affonda le sue radici in accuse di presunto traffico di influenze e irregolarità nelle assunzioni, un caso mediaticamente ribattezzato “chifagate” che ruotava attorno a incontri ritenuti non trasparenti con imprenditori di nazionalità cinese -8.
Nella seduta successiva, quella di martedì 18 febbraio, l’aula di Lima si è trovata a dover eleggere non solo il nuovo presidente del potere legislativo, ma anche, per conseguenza automatica, il nuovo Capo di Stato ad interim che guiderà il Paese fino al 28 luglio, data in cui scadrà il mandato dell'attuale amministrazione -3. La scelta è ricaduta su José María Balcázar Zelada, un avvocato ed ex magistrato di 83 anni originario del dipartimento di Cajamarca, che ha superato al secondo turno di votazioni la candidata ritenuta inizialmente favorita, María del Carmen Alva del partito di centro-destra Acción Popular -2-4. Balcázar, che entra così nella storia come il presidente più anziano mai eletto in Perù, ha ottenuto 60 preferenze, diventando contemporaneamente capo dello Stato e presidente del Congresso, sebbene per quest’ultimo incarico abbia dovuto immediatamente concedere un congedo, lasciando la guida dell’assemblea a Fernando Rospigliosi -2.
L’ascesa di Balcázar porta con sé il peso di un’appartenenza politica, quella a Perú Libre, che è la stessa del deposto presidente Pedro Castillo, l’ex maestro rurale eletto nel 2021, poi rimosso e infine condannato a novembre per il reato di ribellione -1-7. Perú Libre, un partito che si definisce marxista-leninista e mariateguista, è guidato da Vladimir Cerrón, figura controversa e candidato alla presidenza per le imminenti elezioni del 12 aprile -1-5. La formazione politica, nonostante le sconfitte giudiziarie dei suoi esponenti di punta, mantiene una solida rappresentanza parlamentare con 11 seggi, un numero sufficiente per risultare determinante in uno scacchiere politico frammentato come quello attuale -1.
La figura del neo-presidente, tuttavia, non è esente da ombre e polemiche che rischiano di complicare ulteriormente un quadro già di per sé instabile. Durante la sua carriera di avvocato, e in particolare quando era a capo dell’Ordine degli Avvocati di Lambayeque, Balcázar è stato accusato di essersi appropriato di fondi dell'istituzione, una vicenda che gli è valsa l’espulsione dall’ordine professionale nel 2022 e che ha portato all’apertura di procedimenti penali a suo carico per presunta appropriazione illecita di circa due milioni di soles -2. A ciò si aggiungono dichiarazioni e posizioni politiche che hanno sollevato più di una perplessità: in passato, l’ex giudice si è espresso contro la criminalizzazione del matrimonio infantile, sostenendo che, in assenza di violenza, tale pratica potrebbe giovare allo sviluppo mentale di una minore, e ha mostrato una certa indulgenza in merito a relazioni sessuali tra studenti e insegnanti -2. Non va dimenticato, inoltre, il suo passato da magistrato, conclusosi nel 2011 con la mancata ratifica da parte del Consiglio Nazionale della Magistratura a causa di precedenti disciplinari e di una sentenza da lui emessa che violava il principio del giudicato, fatto che portò alla sua rimozione dalla Corte Suprema -2.




