Perù, Balcázar nuovo presidente ad interim dopo la destituzione di Jerí

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Parlamento peruviano, riunitosi in sessione straordinaria mercoledì, ha eletto José María Balcázar alla presidenza del Congresso, un incarico che, per successione costituzionale, lo ha automaticamente investito del ruolo di capo dello Stato ad interim. La nomina dell’ottantatreenne avvocato e magistrato in pensione, esponente del partito di sinistra Perú Libre, giunge al termine di una crisi-lampo che aveva portato, appena ventiquattr’ore prima, alla destituzione di José Jerí, durato in carica appena quattro mesi -1-5. La votazione, andata in scena nell’aula di Lima, ha visto Balcázar prevalere al secondo turno sulla favorita della vigilia, María del Carmen Alva, esponente del centro-destra e già presidente del Parlamento tra il 2021 e il 2022, in un’elezione che molti osservatori hanno giudicato a sorpresa -6. Balcázar, che diventa così l’ottavo presidente in un decennio, ha giurato promettendo di garantire un processo elettorale trasparente e di mantenere la stabilità macroeconomica, in un Paese che si appresta a tornare alle urne il prossimo 12 aprile -1-4.

La rimozione di Jerí e le ombre di un'inchiesta

Il precedente inquilino del palazzo di governo, José Jerí, era stato rimosso martedì con una mozione di censura approvata in modo netto: 75 voti favorevoli, 24 contrari e 3 astenuti, una mossa che ha aperto un vuoto di potere durato poco più di un giorno -3-8. Al centro della sua caduta vi è un’inchiesta preliminare per presunti reati di corruzione e traffico di influenze, legata a una serie di incontri riservati con alcuni imprenditori cinesi, mai ufficialmente dichiarati -7. Secondo quanto ricostruito dalla procura, Jeri avrebbe avuto colloqui con Zhihua Yang, uomo d’affari legato a una concessione statale per un progetto idroelettrico, e con un altro imprenditore finito sotto indagine per una presunta rete di traffico illegale di legname -2-3. Lo stesso Jerí, che si è sempre professato innocente, aveva motivato quegli incontri come semplici riunioni preparatorie per una festività peruviano-cinese, una versione che non ha convinto i parlamentari, i quali gli hanno contestato anche presunte irregolarità in alcune nomine governative, tra cui quelle di diverse donne all'interno di ministeri e della presidenza del Consiglio -5-8.

Un avvicendamento che riaccende le contraddizioni della sinistra

L'elezione di Balcázar, avvocato con alle spalle una lunga carriera giudiziaria, riporta sotto i riflettori il partito Perú Libre, la stessa formazione politica che aveva espresso Pedro Castillo, l'ultimo presidente eletto dal voto popolare, poi destituito nel 2022 e condannato lo scorso novembre a undici anni di reclusione per il tentativo di sciogliere il Congresso e governare per decreto -3-6. Una circostanza, questa, che aggiunge un ulteriore strato di complessità a una transizione già di per sé tormentata. Oltre alle sue posizioni politiche, Balcázar si trova ora al centro dell'attenzione mediatica anche per alcune sue dichiarazioni passate, risalenti al 2023, quando, in qualità di deputato, fu l'unico a votare contro una misura volta a inasprire il divieto dei matrimoni infantili, suscitando forti polemiche -6. Il neo-presidente, che ha già annunciato la volontà di concedere la grazia a Pedro Castillo, sconta anche un'indagine a suo carico per un'ipotesi di appropriazione di fondi risalente al periodo in cui era a capo dell'ordine degli avvocati della regione di Lambayeque, vicenda per la quale venne espulso dall'associazione nel 2022 -6.

L'instabilità cronica e la sfida delle elezioni di aprile

Il Parlamento peruviano, nell'arco di pochi anni, ha fatto ampio ricorso alla clausola costituzionale dell'«permanente incapacità morale» per rimuovere i presidenti in carica, uno strumento interpretato in modo estensivo che ha contribuito a logorare la figura dell'esecutivo -3-7. Jerí era subentrato a Dina Boluarte, a sua volta rimossa nell'ottobre del 2025 tra proteste e accuse di abuso di potere, in un contesto segnato dall'ascesa della criminalità organizzata e da una crescente tensione sociale -2-5. L'ondata di estorsioni e violenza legata a gang come il Tren de Aragua, unita a persistenti sacche di povertà e disoccupazione, rappresentano il vero banco di prova per chiunque sieda sulla poltrona presidenziale, sebbene la durata del mandato di Balcázar sia già fissata al prossimo 28 luglio, data in cui, per tradizione, si insedierà il nuovo governo eletto -1-5. L'appuntamento con le urne del 12 aprile, e l'eventuale ballottaggio a giugno, si profilano dunque come un crocevia cruciale per un Paese che, nonostante il turbolento avvicendamento al vertice, ha finora mantenuto una sostanziale stabilità dei suoi fondamentali economici -1-9.

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