A Budapest il pride sfida Orbán, mentre l’opposizione denuncia l’erosione della democrazia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante il divieto imposto dal governo di Viktor Orbán, quasi duecentomila persone hanno invaso ieri le strade di Budapest per partecipare alla trentesima edizione del Pride, trasformando quella che doveva essere una semplice marcia in un atto di sfida politica. "Il primo ministro ha sbagliato i calcoli", ha commentato Gergely Karácsony, sindaco della capitale ungherese, sottolineando come il tentativo di bloccare l’evento abbia invece moltiplicato l’affluenza.

Kata Tütto, già vicesindaca di Budapest e oggi presidente del Comitato europeo delle regioni, non usa mezzi termini: "Quando la legalità diventa strumento di esclusione, bisogna opporsi". Esponente di rilievo dei socialisti europei, Tütto critica apertamente le politiche del governo ungherese, definendo le amministrazioni locali "gli ultimi baluardi di democrazia" in un Paese dove i diritti civili sono sempre più sotto attacco.

L’evento, che si è svolto senza incidenti nonostante le minacce rivolte agli organizzatori, ha visto una partecipazione trasversale. Tra i volti noti, anche Carlo Calenda, segretario di Azione, che ha marciato al fianco della moglie, Violante Guidotti Bentivoglio. "Le persone devono essere libere", ha dichiarato quest’ultima, impegnata da anni nella lotta contro il tumore al seno. Una presenza significativa, quella di Calenda, che pure non ama le manifestazioni di piazza, a dimostrazione di come la questione abbia ormai travalicato i confini nazionali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.