Perquisita all’alba la sede del Psoe a Madrid, nuova bufera giudiziaria su Sánchez
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Redazione Esteri
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Non c’è tregua per Pedro Sánchez. Mentre il presidente del governo spagnolo si trovava a Roma, in Vaticano, per un’udienza con Papa Leone XIV, a Madrid la Guardia Civil faceva irruzione nella sede centrale del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), quella storica di via Ferraz. L’operazione, cominciata all’alba – come anticipato da El Confidencial e poi confermato da altre testate – ha messo nuovamente sotto i riflettori le inchieste che da mesi avvolgono l’esecutivo iberico, in un clima politico già segnato da tensioni e proteste.
Gli agenti, agendo su mandato dell’Audiencia Nacional, hanno setacciato gli uffici per recuperare documenti nell’ambito di un fascicolo coperto da segreto istruttorio; una circostanza, quest’ultima, che impedisce di conoscere i contorni esatti del reato ipotizzato, ma che le fonti vicine all’indagine, citate da Cadena Ser, descrivono come estranea al caso Plus Ultra – quello relativo al salvataggio finanziario della compagnia aerea – su cui pure indaga lo stesso tribunale.
Indagini parallele e il nodo dei presunti finanziamenti illeciti
Il quadro giudiziario che stringe il Psoe si fa dunque più fitto. Non si tratta, a quanto si apprende, di un intervento isolato: la perquisizione nella sede di Ferraz si inserisce in un filone d’inchiesta diverso dalle indagini già note sul fratello del premier o sulla moglie – entrambe oggetto in passato di verifiche da parte della magistratura – e riguarderebbe invece un presunto sistema di finanziamento illegale del partito.
Elementi ancora vaghi, questi, proprio a causa del segreto che avvolge le carte, ma sufficienti per indurre i giudici dell’Audiencia Nacional a ordinare un’operazione tanto invasiva quanto simbolica. Le immagini delle pattuglie davanti al cuore organizzativo socialista hanno trasformato una mattina ordinaria in una nuova giornata di crisi per l’esecutivo, mentre Sánchez era lontano, impegnato nella sua agenda internazionale.
La reazione di Sánchez: “Massima collaborazione, ma senza minimizzare”
Dal palco della conferenza stampa tenutasi a Roma, subito dopo l’udienza papale, il primo ministro spagnolo ha cercato di tenere insieme due esigenze opposte. Da un lato, ha assicurato piena disponibilità verso i magistrati: “Non voglio minimizzare la gravità dell’indagine che la Corte Nazionale sta attualmente conducendo”, ha dichiarato, aggiungendo che il suo partito sta già collaborando con le forze dell’ordine. Dall’altro, ha voluto trasmettere ai cittadini un messaggio di trasparenza, promettendo che l’eventuale emersione di irregolarità verrà trattata “con severità”.
Una linea difensiva prudente, quella di Sánchez, che evita attacchi diretti alla magistratura ma neppure nasconde la delicatezza del momento: la perquisizione nella sede nazionale di un partito di governo è, per la Spagna post-franchista, un evento raro e pesante, capace di alimentare ulteriormente le tensioni con l’opposizione di destra e con alcuni settori della società già mobilitati nelle ultime settimane.
Un giugno che si preannuncia “caldo” per il governo iberico
La scena degli agenti della Guardia Civil mentre escono con scatoloni di carte dalla storica sede di via Ferraz resterà impressa nella cronaca politica di questa primavera. Si tratta, di fatto, di un nuovo scossone giudiziario che si aggiunge a un quadro già complesso: le inchieste sui parenti del premier, le manifestazioni di piazza contro le sue politiche e ora questo intervento diretto nel cuore organizzativo del Psoe. Che l’indagine sfoci in un processo o si risolva in un nulla di fatto, l’effetto immediato è politico.
Sánchez, rientrato da Roma, si troverà ad affrontare non solo le richieste di chiarimenti in Parlamento, ma anche la pressione mediatica e interna al suo stesso schieramento. La primavera bollente che gli osservatori avevano annunciato per il governo sembra essere già cominciata, e questa volta il termometro segna un’impennata proprio nel quartier generale del partito che lo sostiene.




